Dopo le elezioni politiche di ieri, in Spagna nessuno ha i numeri per governare da solo. Guardando ai seggi assegnati, l’unica soluzione possibile sarebbe la formazione di un governo “all’italiana”, dove i popolari governano insieme ai socialisti. Ma questo sarebbe un grande spot per Podemos. L’analisi del giornalista Matteo Pucciarelli.

123 seggi ai Popolari, 90 ai Socialisti, 69 a Podemos, 40 a Ciudadanos e 2 a Izquierda Unida. È questo, in sintesi, il responso delle elezioni politiche tenutesi ieri in Spagna.
Una situazione in cui nessun partito ha la possibilità di governare da solo e nemmeno di formare una coalizione “convenzionale” di centrodestra o centrosinistra.
Qualora volesse allearsi con Ciudadanos, infatti, il Partito Popolare non raggiungerebbe la soglia dei 176 seggi, necessaria alla maggioranza. Stessa situazione se si sommassero i seggi di
Socialisti, Podemos e Izquierda Unida.

La fine del bipartitismo nel Paese iberico coicide con il rischio di ingovernabilità e, stando ai numeri, l’unica via di uscita possibile sarebbe quella di una “grande coalizione” all’italiana, dove i Popolari governano con i Socialisti.
“Questo sarebbe un grande spot per Podemos – osserva ai nostri microfoni Matteo Pucciarelli, giornalista di Repubblica ed autore del libro “Podemos – La sinistra spagnola oltre la sinistra” – perché il partito di Iglesias ha sempre cercato di dimostrare che centrodestra e centrosinistra fossero le due facce della stessa medaglia”.

I riflettori, dunque, ora sono puntati proprio sul Partito Socialista, che si trova ad un bivio. “Se sceglie di sporcarsi le mani nella formazione di un governo – sottolinea Pucciarelli – favorirà l’ascesa di Podemos, ma se sceglie di rifiutare, può essere accusato di non avere a cuore gli interessi della Spagna e dell’Europa, che ovviamente tifa per la grande coalizione”.
Proprio quest’ultimo punto è cruciale. In Europa, negli ultimi 10 anni, la socialdemocrazia è stata accusata di essere subalterna al liberismo, applicando pedissequamente le ricette di austerity, al pari di governi conservatori.

I Socialisti spagnoli, dunque, hanno la possibilità di rompere quella che, almeno in Europa, ormai sembra essere una regola.
Per l’autore di “Podemos”, bisogna però anche guardare a quello che succede all’interno del partito stesso, dove potrebbe prodursi una spaccatura fra chi, per un presunto senso di responsabilità, spingerà per formare un governo insieme ai Popolari e chi, invece, vorrà mantenere la barra dritta e rifiuterà di governare con la destra.

“Peccato che non si sia verificato quanto successo in Portogallo – osserva il giornalista di Repubblica – dove i numeri hanno consentito di arrivare ad un’alternativa di sinistra”.
I due seggi andati ad Izquierda Unida, del resto, non hanno penalizzato Podemos, anche per il fatto che, ricorda Pucciarelli, in politica le addizioni non funzionano e non c’è alcuna prova che una coalizione che tenesse insieme le due formazioni politiche fosse risultata vincente.
“È già un risultato che Izquierda Unida, erede del vecchio Partito Comunista spagnolo abbia retto all’urto dell’ascesa di Podemos”, sottolinea il giornalista.