Dopo aver appreso che le maggiori imprese che utilizzano voucher sono multinazionali che potrebbero pagare i lavoratori attraverso contratti dignitosi, Matteo Renzi ha lanciato la proposta del lavoro di cittadinanza. Marta Fana: “Saranno lavoretti pagati a voucher?”. L’economista smonta l’idea dell’ex premier, ma anche il reddito di cittadinanza.

McDonald’s, Adecco, Juventus, Manpower Group, Best Union. Sono solo alcuni dei nomi di multinazionali ed imprese che occupano i primi 15 posti della “classifica” stilata dall’Inps sulle aziende che più utilizzano i voucher come forme di pagamento in Italia. Aziende che, per dimensioni e per mole di lavoro, avrebbero tutte le capacità di assumere lavoratori con contratti e retribuzioni dignitosi.

La notizia ha accompagnato il ritorno di Matteo Renzi dal suo viaggio in California ed è stato proprio il lavoro, tema che l’ex premier rischia di farsi “soffiare” dagli scissionisti appena fuoriusciti dal Pd, l’argomento su cui ha rilanciato.
Matteo Renzi ha proposto il “lavoro di cittadinanza”, un’idea che, anche nella sua nomenclatura, rievoca e si oppone al “reddito di cittadinanza”, avanzato da altre forze politiche, M5S in testa.

“Da quello che si può capire e da come ha approcciato il tema del lavoro finora – osserva ai nostri microfoni l’economista Marta Fana – il lavoro di cittadinanza consiste in un po’ di lavoretti per tutti, sottopagati o pagati a voucher o anche gratuiti”.
L’economista ricorda quali furono le politiche di Renzi quando era premier: il Jobs Act, il decreto Poletti, la Naspi (l’assegno di disoccupazione che discrimina proprio chi è più precario), la mancata abrogazione della riforma Fornero sulle pensioni, fino ai 20 miliardi di euro regalati alle imprese per creare occupazione, senza che ciò sia avvenuto. Misure che hanno distrutto il lavoro invece di crearlo.

“Renzi richiama l’articolo 1 della Costituzione, quella che voleva cambiare prima che il 4 dicembre gli fosse impedito – sottolinea Fana, ma se ne infischia di tutti gli altri diritti costituzionali a tutela dei lavoratori e del lavoro, tipo l’articolo 36 della Costituzione stessa”. L’articolo, in particolare, sancisce che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa (…) Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
In virtù della Carta, dunque, sono i voucher ad essere incostituzionali.

Fana, però, contesta anche la proposta del reddito di cittadinanza poiché, al pari della proposta renziana, non tiene conto di un fattore non secondario: la produzione. Un sistema che non ragioni anche sulla proprietà e il controllo dei mezzi di produzione, che non metta nelle mani della collettività e lavoratori la scelta del cosa come e quanto produrre, che ritenga ineluttabile la direzione impressa dal mercato, non è destinato a cambiare lo stato di cose.
“Il lavoratore, col reddito di cittadinanza, si trasforma in mero consumatore”, osserva l’economista.

È la vecchia idea socialdemocratica che punta a far pagare una tassa alle produzioni per avere risorse da redistribuire, senza però condizionarle o guidarle.
Qui si inserisce il tema dell’automazione e della robotizzazione, che sta facendo breccia nel dibattito pubblico anche e soprattutto per l’utilizzo delle nuove tecnologie e del digitale.
La fine del lavoro ad oggi ancora non c’è – sostiene Fana – altrimenti non ci sarebbe bisogno di gente che lavora gratis“.