Venerdì 11 a Tunisi, sotto l’ambasciata italiana, la protesta dei loro parenti che chiedono un intervento congiunto di Tunisia e Italia. Dall’Italia madri e famiglie di coloro che stavano navigando verso Lampedusa avevano cercato di far sentire la loro voce tramite un’inchiesta pubblicata sull’Espresso a cura di Ylenia Sina.

L’inchiesta  era riuscita a contarne almeno oltre 250 migranti tunisini. Queste persone sarebbero partite dalle coste del Maghreb durante la primavera araba a bordo di quattro carrette del mare l’1, il 14 e il 29 marzo 2011. All’arrivo sulle coste italiane se ne sono perse le tracce.

“La loro sparizione è un vero e proprio giallo internazionale. Alcuni (come Laura Boldrini dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifuguati e i deputati Turco e Bressa del Pd), sostengono che potrebbero essere annegati durante la traversata” dice Ylenia Sina nel suo articolo.
Il problema della questione è l’assenza di notizie e la vera e propria sparizione di un numero così corposo di persone. “Sono gli stessi parenti degli scomparsi a fornire le prove, come le immagini televisive, che dimostrano lo sbarco di almeno alcuni dei loro figli in Italia” continua Sina.

Il governo italiano, per voce del sottosegretario all’Immigrazione del ministero dell’Interno, ha fornito una risposta rispetto alla questione: “Su 226 cartellini fotosegnaletici trasmessi dalle autorità tunisine – ha dichiarato Saverio Ruperto – la polizia italiana ha appurato che solo per 14 migranti è provato il loro arrivo in Italia. In particolare, 5 risultano effettivamente transitati nel nostro Paese dopo la crisi politica nordafricana. Per gli altri 9, invece, il loro passaggio in Italia risaliva ad epoca assai precedente alla presunta partenza dalla Tunisia”.

Ma questo soltanto per i 250 di cui si sono avviate le ricerche qui in Italia. In Tunisia ci sono altre madri che stanno denunciando alle autorità nazionali e italiane. Oggi infatti sono scesi in piazza 200 parenti degli scomparsi davanti all’ambasciata italiana. Dopo una serie di tensioni con le forze armate, una delegazione di manifestanti è riuscita a entrare dentro i locali dell’ambasciata italiana chiedendo di incontrare i rappresentanti locali.

Una loro delegazione, guidata da Maryam Mnaouar del Parti Tunisien, ha ribadito le richieste ad alcuni membri dell’ambasciata, nella speranza che sulla questione si possa fare luce. “C’è già stato un incontro con il Presidente Napolitano e con rappresentanti del Parlamento italiano – ha spiegato Maryam Mnaouar – ma al momento i 250, sicuramente sbarcati in Italia, sembrano essere inghiottiti dal mistero più assoluto. Il ministro degli Interni ha ricevuto dal governo tunisino impronte digitali di scomparsi di almeno un decennio prima, cosa che ha confermato la stessa Anna Maria Cancellieri, mentre ai parenti degli scomparsi continuano a giungere informazioni contraddittorie e confuse circa la loro sorte. Proprio ieri – ha concluso la Mnaouar – è stata aperta un’inchiesta dalla Giustizia tunisina sull’operato di Silvio Belrusconi, Beji Caid Essebsi e Hamadi Jbeli, rispettivamente ex ed attuale primo ministro della Tunisia, grazie ad una nostra denuncia”. 

Dall’ambasciata italiana a Tunisi dicono che i ministeri degli interni di entrambi i paesi si stanno occupando della questione. Ma i parenti degli scomparsi si sono stancati di aspettare, soprattutto per il silenzio che da troppo tempo è calato su questa vicenda.

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