La sentenza sugli assenteisti assolti perché “hanno creato poco danno” fa discutere, ma ha un risvolto ancora peggiore. Il sindacalista che presentò l’esposto e fece partire l’indagine della Finanza denuncia di essere stato isolato e sottoposto a continuo mobbing da parte dei propri superiori. E ai nostri microfoni precisa: “La campagna mediatica contro i fannulloni è fatta per colpire tutto il pubblico impiego, dove la maggior parte dei lavoratori fa il proprio dovere”.

Incredibile la sentenza, incredibile gli strascichi. Ha destato molto scalpore la vicenda avvenuta all’interno dell’Ispettorato Territoriale delle Comunicazioni a Bologna, un organo del ministero dello Sviluppo Economico. Ormai 5 anni fa, su segnalazione di alcuni colleghi, il sindacalista Cgil Ciro Esposito presentò un esposto per denunciare l’assenteismo di alcuni lavoratori e dirigenti dell’istituto. Da lì nacque un’indagine della Guardia di Finanza che, attraverso l’installazione di alcune telecamere, verificò che 29 persone, tra lavoratori e dirigenti, facevano un uso allegro dei badge, si assentavano senza motivo dal lavoro, addirittura qualcuno per andare in palestra.

Nacque un processo che è giunto ad una sentenza nell’ottobre 2013, di cui solo oggi però si conoscono le motivazioni. Delle 29 persone inquisite, 20 sono state scagionate perché “non hanno provocato un danno apprezzabile allo Stato”, mentre per le restanti 9 continua il processo.
Una motivazione che grida vendetta nel campo della giurisprudenza, che potrebbe essere tradotta con un: quelle persone hanno in effetti truffato, ma hanno truffato poco e dunque possono essere scagionate. In particolare il giudice ha stabilito nella soglia degli 80 euro (una cifra evidentemente ricorrente), la somma oltre la quale si possa considerare l’assenteismo una truffa. Nell’indagine, durata 40 giorni, 20 persone sono riuscite a stare sotto quella soglia, scampando così la mano della legge. “Se l’indagine fosse proseguita per un’altra settimana – osserva Rinaldi – quella somma sarebbe stata superata”.

Il risvolto, se possibile ancora peggiore, della vicenda è che il sindacalista, dopo aver denunciato, è stato fatto oggetto di continue azioni di mobbing da parte del suo superiore.
“Sono stato isolato nell’ufficio – racconta il lavoratore – mi sono state date sempre nuove mansioni, che per fortuna sono riuscito a svolgere, e mi sono stati contestati rimborsi chilometrici per le ispezioni che svolgo in regione, risalenti a 3 o 4 anni prima e già controfirmate dallo stesso dirigente che ora me le contesta”. Dirigente che, spiega Rinaldi, a voce gli aveva già promesso vendetta per aver denunciato.

Al contrario, il ministero non è mai intervenuto sulle persone indagate, nemmeno a scopo cautelativo, ma anzi alcune di queste hanno fatto carriera.
“La campagna contro i fannulloni – precisa Rinaldi – è una campagna mediatica che non condivido. Nel pubblico impiego la maggioranza dei lavoratori cerca di svolgere al meglio il proprio lavoro. Purtroppo a volte vengono ostacolati e quando emergono vicende come questa, il ministero non fa nulla e preferisce attaccare tutta la categoria“.
Di fronte a ciò, quindi, è facilmente spiegabile l’omertà di chi vede ma non parla. “Alcuni colleghi di altri ministeri mi hanno chiamato per esprimermi solidarietà e per dirmi che anche da loro succedono queste cose, ma hanno paura di denunciare perché hanno visto quello che è capitato a me”.