Nel pomeriggio di domani, sabato 14 febbraio, si terrà a Ferrara il presidio organizzato da una serie di realtà cittadine contro la decisione del Comune, guidato dalla giunta leghista di Alan Fabbri, di sgomberare i residenti di tutte le torri del Grattacielo. Risale a un mese fa l’incendio della torre B dello stesso edificio – una struttura dove avevano trovato alloggio, soprattutto dagli anni 90, numerose famiglie di persone migranti, per via della grande disponibilità di appartamenti e dei prezzi molto bassi.
A seguito dell’incendio della torre B erano state 200 le persone sfollate, 65 delle quali erano state accolte in una struttura di accoglienza allestita nel Palapalestre. Dopo solo una settimana, tuttavia, era stata disposta la liberazione di tale spazio, generando proteste da parte degli sfollati – molti dei quali non avevano dove andare – e dell’opposizione di centro-sinistra. Solo l’intervento delle associazioni del territorio aveva permesso a 40 persone sfollate rimaste senza alloggio di essere ospitate presso il doposcuola multietnico (gestito dall’associazione Viale K).
Il Comune aveva giustificato questa decisione con il fatto che il Grattacielo è pur sempre una struttura privata, e che pertanto gli sfollati dovevano rivolgersi al mercato per trovare un nuovo alloggio. Questa posizione era stata ritenuta inaccettabile dalle opposizioni e da diverse realtà associative cittadine, che avevano accusato il sindaco di stare venendo meno alla sua responsabilità di garantire il diritto all’abitare, lasciando centinaia di persone in balia al mercato immobiliare, con la sua scarsa disponibilità e i suoi prezzi eccessivi.
Lo sgombero degli alloggi del Grattacielo: le proteste della società civile e dell’opposizione
La situazione è degenerata – portando all’organizzazione della manifestazione prevista per domani – due settimane fa, quando è stato disposto, con ordinanza del sindaco, lo sgombero di tutti gli alloggi del Grattacielo, anche delle torri A e C, dopo che è stato accertato il venire meno dei requisiti minimi di sicurezza richiesti. Il sindaco l’ha definito un provvedimento inevitabile, che finalmente porrà fine ad una situazione di pericolo che va avanti da decenni. L’operazione di sgombero, coordinata dalla Questura di Ferrara, è iniziata proprio nelle prime ore del mattino di ieri, giovedì 12.
Si tratta di un momento drammatico per almeno 500 persone, che sono state sfollate senza che contestualmente il Comune pensasse ad un piano per far fronte all’emergenza. Il sindaco non ha infatti mai convocato la situazione di emergenza, liquidando, ancora una volta, la sorte degli sfollati del Grattacielo come un «problema privato».
Il consigliere dell’opposizione Leonardo Fiorentini, che avevamo già sentito un mese fa in occasione dell’incendio della torre B, ha commentato ai nostri microfoni che il sindaco non può non assumersi la responsabilità delle ordinanze che ha emesso, dal momento in cui hanno messo sulla strada più di 500 persone. «Ieri abbiamo assistito alla scena, a tratti straziante, delle persone che venivano fatte sfollare, con gli assistenti sociali mandati dal Comune che dovevano cercare, in maniera del tutto improvvisata, una sistemazione per i soggetti fragili», senza che però fosse stato fatto un censimento delle reali esigenze degli abitanti del Grattacielo.
La situazione risulta ancora più grave se si considera che il regolamento delle case popolari del Comune di Ferrara – come ci ha spiegato Fiorentini – prevede che le persone la cui casa è stata oggetto di ordinanza di inabitabilità (come avvenuto nel caso del Grattacielo) abbiano diritto ad una sistemazione. Questo regolamento era stato approvato proprio dall’attuale amministrazione comunale, che pure non ha preso nessun provvedimento, nelle ultime due settimane (dall’emanazione dell’ordinanza ad oggi) per gestire la situazione degli sfollati.
In generale l’attuale amministrazione (in carica dal 2019, attualmente al suo secondo mandato) si è completamente disinteressata delle vicende del Grattacielo. Fiorentini ci ha raccontato che la precedente amministrazione (a maggioranza PD) era riuscita a dare avvio ai lavori di ristrutturazione del palazzo, che erano stati parzialmente portati a termine. Si era anche pensato a soluzioni alternative, come la delocalizzazione del Grattacielo, che si sarebbe dovuta finanziare attraverso un progetto per le periferie promosso dall’allora governo Renzi. Questa iniziativa, tuttavia, non ha avuto seguito con l’amministrazione Fabbri.
Fiorentini ha messo in evidenza che questa negligenza non sembra essere priva di connotazioni politiche. «Il sindaco ha parlato di liberazione, come se fosse un successo il fatto di aver svuotato quel luogo». Come se l’obiettivo di queste ordinanze non fosse stato quello di mettere in sicurezza delle persone – cosa che, a ben vedere, non è stata fatta – ma appunto quello di «liberare» quel palazzo dai suoi abitanti, che erano perlopiù di estrazione sociale povera e di origine immigrata. Questo, per Fiorentini, conferma la «volontà dell’amministrazione di allontanare quelle che non si considerano neanche persone».
Intanto l’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, attraverso la Caritas, si è attivata per accogliere 60 degli sfollati nella struttura della vecchia chiesa di San Bartolo, messa a disposizione gratuitamente dalla Regione. Tuttavia, come ha evidenziato Fiorentini, non si sa quante persone siano dovute andare a vivere per strada o in macchina. Ha aggiunto che i servizi sociali hanno preso in carico alcuni degli sfollati (anche qui, non è dato sapere quanti), ma si tratta perlopiù di donne e bambini, motivo per cui diverse famiglie sono state separate.
È di fronte a questa situazione che una serie di realtà associative ferraresi – Fronte della gioventù comunista, Cittadini del mondo, il centro culturale La Resistenza, l’Unione sindacale di base e Ferrara Transfemm – hanno organizzato la manifestazione di domani. L’obiettivo è quello di ottenere «la convocazione dello stato di emergenza e il blocco degli sgomberi fino a quando non verrà ufficialmente proposta una soluzione definitiva agli inquilini del Grattacielo». Denunciano la responsabilità della giunta Fabbri, ma anche delle precedenti amministrazioni comunali che non sono mai intervenute per mettere in sicurezza lo stabile, commentando che «quanto sta accadendo è un chiaro attacco al diritto all’abitare» e che «la casa è un diritto sociale, e chi priva 500 persone di un tetto senza offrire nessuna soluzione è l’unico responsabile di questa tragedia». Secondo loro, questa vicenda va vista come parte della «guerra sociale» portata avanti dalla giunta comunale contro gli strati popolari, in continuità con gli indirizzi dell’attuale maggioranza di governo, di cui Fabbri è appunto espressione. Ma senza dimenticare le responsabilità dei precedenti governi di centro-sinistra, che hanno portato avanti per anni riforme di tagli sui servizi sociali essenziali.
Sempre ieri il Partito Democratico, e in particolare il capogruppo regionale Paolo Calvano, hanno reso note le proprie posizioni sulla vicenda. I deputati emiliani del PD hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti, chiedendo di «intervenire con urgenza per evitare che la situazione degeneri in una crisi sociale e sanitaria, per garantire tutela e continuità abitativa alle famiglie coinvolte e per verificare eventuali responsabilità dell’amministrazione comunale».
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