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Dal palco della Festa dell’Unità di Bologna è intervenuta ieri la titolare del Ministero dell’Istruzione Stefania Giannini, la quale, senza entrare nel dettaglio dei provvedimenti che si accinge a presentare il governo, ha toccato diversi temi, come precariato, organici e valutazione degli insegnanti.

Saranno presentate mercoledì le linee guida sulla riforma della scuola del governo Renzi, come ha confermato anche ieri la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Intervenuta alla Festa dell’Unità in corso a Bologna, Giannini non è entrata nel merito delle tante misure all’ordine del giorno, ma si è comunque soffermata su alcune questioni spinose, prime tra tutte il precariato e gli organici scolastici.

Al riguardo la ministra ha spiegato che “se c’è una cosa veramente dannosa è non sapere a inizio anno qual è l’insegnante, che poi cambia a metà anno perchè non rientra nell’organico di diritto. Questo significa che non abbiamo abbastanza insegnanti, che abbiamo un organico sottodimensionato“. Invece “la continuità didattica, quindi sicurezza nel numero e sicurezza nella stabilità del docente, è la base” per la programmazione scolastica.

Ed è proprio la riduzione del precariato e la stabilità degli organici l’emergenza che anche i sindacati si aspettano venga affrontata: “Rispetto ai problemi emergenziali abbiamo presentato le nostre proposte per la scuola – spiega ai nostri microfoni Raffaella Morsia, segretaria generale della Flc-Cgil Emilia Romagna – una stabilizzazione generalizzata di tutti i precari, coprendo tutti i posti vacanti sull’organico di diritto. Nella nostra Regione abbiamo una percentuale di precariato che supera il 30% dei posti – prosegue – si sta usando in maniera subdola il precariato non per le supplenze brevi ma per coprire posti che sono in organico di diritto. È un sistema che ha bisogno di stabilità, certezze e investimenti. Se il ministero andrà in questa direzione siamo disponibili a confrontarci – fa sapere Morsia – ma non può essere però che la stabilizzazione degli organici abbia come contropartita un disinvestimento nel settore“.

Sul piatto anche il tema della valutazione del merito: “c’è poco da inventarsi – ha dichiarato Giannini – non dobbiamo concorrere a un premio per l’originalità, ma cerchiamo la soluzione per un mondo che merita di essere valorizzato e che da almeno 15-20 anni non lo è”. Secondo la ministra, “valorizzare il lavoro dell’insegnante significa dare stipendi adeguati anche alle funzioni che ciascun insegnante svolge. E questo significa valutazione, premialità ma anche penalizzazioni: lo dico con molta serenità”. Scettica la risposta della sindacalista, secondo cui “rispetto a una categoria che da sei anni è senza contratto e ha gli stipendi più bassi d’Europa, la priorità è rinnovare il contratto e aumentare gli stipendi di tutto il personale, dopodiché ben venga la valorizzazione, ma non può essere che questa sia solo uno strumento per creare una gerarchia“.