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Sfuma, a quanto pare definitivamente, ogni possibilità di accordo duraturo tra Israele e Hamas. Tre razzi sono stati lanciati ieri da Gaza, a poche ore dallo scadere dell’ennesimo cessate il fuoco. Immediatamente sono ripresi i raid israeliani che hanno già fatto 11 vittime palestinesi. Per Hamas la colpa della mancata intesa è di Israele.

Nonostante le proroghe della tregua avessero fatto credere che i colloqui indiretti tra Israele e Hamas con la mediazione dell’Egitto al Cairo potessero chiudersi con un accordo duraturo tra le parti, ieri è tutto sfumato. A poche ore dallo scadere del cessate il fuoco, dalla Striscia di Gaza sono partiti 3 razzi in direzione di Israele. Lo stato ebraico ha immediatamente ripreso i raid sulla Striscia per distruggere, è stato detto, obiettivi terroristici. Obiettivo principale dell’aviazione israeliana sembra essere Mohammed Deif, comandante militare di Hamas. Per ora non si hanno notizie di Deif, ma i bombardamenti di Israele nelle ultime ore hanno ucciso sua moglie e sua figlia. Al momento, sono 11 le vittime palestinesi dalla fine della tregua.

Per il capo negoziatore palestinese al Cairo, Azzam Al Ahmad la colpa del fallimento dei colloqui indiretti sarebbe da addebitare interamente a Israele. Non è un mistero, stando almeno a fonti palestinesi, che Tel Aviv nel corso delle trattative non si sia mossa di un millimetro dalla sua posizione di totale rifiuto di ogni concessione ai palestinesi. Le richieste palestinesi per giungere ad un accordo duraturo sono riassumibili nella fine (o almeno in un significativo allentamento) del blocco della Striscia con la costruzione di un porto e di un aeroporto a Gaza.

Quello che si teme ora è che si replichi l‘operazione militare “Bordo Protettivo” che, in un mese, ha fatto più di 2000 vittime palestinesi. Questa volta, dicono gli esperti, l’operazione potrebbe assumere dimensioni ancora più distruttive di quella lanciata l’8 luglio scorso.