Bologna si prepara ad accogliere una delle presenze più rilevanti della scena artistica internazionale contemporanea. Nell’ambito di Art City Bologna 2026, la Sala Convegni della Banca di Bologna a Palazzo De’ Toschi ospita “Miss America”, la prima grande mostra in Italia di Francisco Tropa dopo il padiglione portoghese alla Biennale di Venezia del 2011. Curata da Simone Menegoi, l’esposizione sarà aperta al pubblico dal 3 febbraio al 1° marzo 2026.
La mostra “Miss America”, Francisco Tropa sbarca in Italia e a Bologna
Il titolo della mostra coincide con quello dell’opera principale: “Miss America”, una creazione inedita che segna l’avvio di un nuovo ciclo di lavori nella ricerca dell’artista portoghese. L’opera combina installazione, performance e testo, confermando l’interesse di Tropa per i dispositivi complessi e per una concezione dell’opera come organismo in trasformazione.
Il percorso espositivo è scandito da due presenze emblematiche: si apre con “Lantern with clock mechanism” (2025), un congegno-scultura che proietta luci e ombre in movimento, e si chiude con “Fumeux fume” (2018), macchina poetica che emette vapore. Tra questi due estremi, “Miss America” occupa quasi interamente il Salone di Palazzo De’ Toschi, imponendosi come fulcro concettuale e spaziale della mostra.
Il tempo e il movimento, elementi ricorrenti nel lavoro di Tropa, sono qui portati al centro dell’esperienza del pubblico. Per tutta la prima settimana di apertura, infatti, l’opera verrà allestita e disallestita ciclicamente da un gruppo di performer, secondo un calendario preciso di azioni. Solo successivamente l’installazione resterà visibile in forma statica, lasciando come traccia la memoria di un processo e non solo di un oggetto.
Nato a Lisbona nel 1968, Francisco Tropa è considerato uno degli artisti portoghesi più significativi degli ultimi trent’anni. La sua pratica attraversa installazione, scultura, disegno, fotografia, film e performance, muovendosi tra il rigore del linguaggio concettuale e l’uso seduttivo di materiali tradizionali come bronzo, legno e vetro. Il suo lavoro interroga costantemente il rapporto tra visibile e invisibile, tra meccanismo e immaginazione, tra narrazione e silenzio.
La mostra bolognese si inserisce in una carriera internazionale di primo piano, che include la partecipazione a numerose biennali – da Venezia a Istanbul, da San Paolo a Melbourne – e importanti personali in istituzioni come il Musée d’art moderne de Paris, il Museu Serralves di Porto e il Nouveau Musée National de Monaco.
ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE MENEGOI:







