La morte di Quentin Deranque, 23enne militante identitario di estrema destra, continua a scuotere il dibattito politico francese. A pochi giorni dagli scontri avvenuti a Lione tra gruppi neofascisti e antifascisti, una controinchiesta indipendente pubblicata dal sito di movimento Contre-Attaque mette in discussione la ricostruzione diffusa inizialmente da media e procura.
Secondo la versione riportata nelle prime ore dopo i fatti, Deranque sarebbe stato aggredito e «assassinato a sangue freddo» da militanti antifascisti. Una narrazione che la controinchiesta definisce «basata sull’impostazione dell’estrema destra».
Francia, la morte del neofascista a Lione: la controinchiesta
Gli eventi risalgono a uno scontro di strada che avrebbe coinvolto 16 militanti neofascisti e 13 antifascisti. Secondo il materiale raccolto da Contre-Attaque – tra foto, video e testimonianze – sarebbe stato il gruppo di destra, numericamente superiore, a dare inizio all’assalto. La risposta degli antifascisti avrebbe prodotto una colluttazione generalizzata, durante la quale diversi partecipanti sarebbero rimasti feriti. Le grida dei passanti avrebbero poi costretto entrambi i gruppi a disperdersi.
Nessuno, però, sarebbe rimasto a terra al termine dello scontro. Il 23enne avrebbe rifiutato di recarsi in ospedale, così come altri coinvolti. Solo successivamente sarebbe sopraggiunto un malore legato a un’emorragia cerebrale che ne ha causato la morte.
La procura di Lione continua intanto a indagare per chiarire responsabilità e dinamica precisa dei fatti.
Nel frattempo, però, sono undici le persone fermate, tutte appartenenti all’area antifascista. Molti degli arrestati risultano legati alla Jeune Garde Antifasciste, organizzazione sciolta dal ministero dell’Interno la scorsa estate e considerata vicina a La France Insoumise.
Proprio il partito guidato da Jean-Luc Mélenchon è finito al centro di un durissimo scontro politico. Esponenti della maggioranza macroniana, della destra lepenista e persino della sinistra socialista accusano LFI di aver contribuito alla radicalizzazione del clima politico.
Nel mirino anche alcuni deputati del partito, dopo l’arresto dell’assistente parlamentare di Raphaël Arnault.
L’uso dei fatti di Lione per criminalizzare la sinistra, unica competitor elettorale
Nel pieno delle polemiche, la sede nazionale di La France Insoumise, nel 10° arrondissement di Parigi, è stata evacuata per un allarme bomba, poi rivelatosi infondato.
La vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, Clémence Guetté, ha denunciato una «strumentalizzazione della tragedia» e un clima di delegittimazione politica.
Sulla stessa linea il deputato Paul Vannier, che ha parlato di “calunnie” e di un’ondata di violenza alimentata dalle accuse pubbliche contro il partito.
La crisi ha ulteriormente isolato LFI nel panorama politico francese. L’ex presidente François Hollande ha escluso future alleanze elettorali con il partito di Mélenchon e ha dichiarato che il rapporto con LFI «è totalmente rotto».
Intanto il ministero dell’Interno ha riclassificato La France Insoumise come partito di “estrema sinistra” in vista delle elezioni comunali, alimentando nuove tensioni.
Sul fronte opposto, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella prende formalmente le distanze dalle frange più radicali dell’estrema destra, nel tentativo di rafforzare la propria credibilità istituzionale.
«Quell’episodio è stato utilizzato per screditare quella che è la maggiore forza della sinistra francese in questo momento, che è La France Insoumise – osserva ai nostri microfoni Giacomo Marchetti di Contropiano – Siamo in prossimità delle elezioni municipali, che per le prima volta vede LFI come soggetto in quel tipo di elezioni. E poi ci saranno le elezioni presidenziali, in cui l’unica formazione in grado di battere Le Pen e Bardella è proprio LFI».
Per il giornalista, è paradossale che tutte le violenze fasciste di questi anni, spesso di natura omofobica e razziale, non abbiano trovato spazio nel dibattito, mentre l’episodio di Lione venga utilizzato per screditare la sinistra.
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIACOMO MARCHETTI:







