E’ uscito l’11 maggio, Fedele alla Linea, il documentario di G. Maccioni su Giovanni Lindo Ferretti, leader dei CCCP/CSI.

Fedele alla linea, così Germano Maccioni ha intitolato il documentario su Giovanni Lindo Ferretti, ci fa subito pensare all’inconfondibile musica dei CCCP, catapultandoci nel “mood” del leader della band. In realtà è molto difficile seguire “la linea” di Giovanni Lindo, ed è ancora più arduo ritrarre un poeta contemporaneo così complesso.

Un personaggio impenetrabile e allo stesso tempo fin troppo esplicito, innovativo ma amante delle tradizione. Dal momento in cui gli si attribuisce una categoria, ecco che lui si sposta subito da un’altra parte. E’  alla costante ricerca di “un’incessante religiosità del vivere”, come afferma il regista Maccioni.

Proveniente da una famiglia contadina e da una rigida educazione cattolica, Ferretti sente il bisogno di evadere, forse cavalcando l’onda dei movimenti del ’68. Il suo sfogo lo trova nella musica: canta di politica, di ribellione, di protesta, di sacro e profano. Mantiene salda, negli anni, la fede nella religione cattolica. Riguardo alla politica, dirà più tardi, che “è una necessità. Chi fa della politica un credo, mi ha sempre spaventato”.

Per tutta la sua vita da musicista, Giovanni Lindo vive emozioni contrastanti: dall’esperienza berlinese, al viaggio in Mongolia, dai CCCP ai CSI, in bilico tra salute e malattia, la necessità dell’adrenalina da palcoscenico, alternata al bisogno di sfuggire dal caos e ritirarsi nella quiete dei familiari luoghi d’origine, le colline del reggiano.

E’ proprio tra queste colline, dal fascino pasoliniano, che Ferretti riprende il suo percorso artistico, mettendo in piedi il suo ultimo progetto, Saga. Il Canto dei Canti, un’opera epica equestre che narra il legame millenario tra uomini, cavalli e montagne.

Il documentario è in programmazione alla Cineteca Lumiere (via Azzogardino 65), e fino a giovedì 16 maggio, in occasione della Festa del Cinema, il prezzo del biglietto è bloccato a 3 euro.

Giulia Casini

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