Stando alle dichiarazioni in campagna elettorale, l’80% del Parlamento sarebbe favorevole ad abbandonare il progetto di acquisto dei cacciabombardieri. Lo osserva la campagna “Taglia le ali alle armi”, che ora chiede di passare dalle parole ai fatti.

Nonostante i problemi legati al rischio fulmini, all’incompatibilità con le portaerei e altri difetti di fabbricazione degli F35, l’Italia non ha ancora abbandonato il progetto di acquisto.
Eppure in campagna elettorale molti candidati avevano speso parole circa il ridimensionamento della spesa per i cacciabombardieri, se non proprio la cancellazione del progetto.
Si era speso Pierluigi Bersani, che aveva sottolineato la priorità del lavoro, si era speso Nichi Vendola, con l’adesione alla “Agenda Disarmo e Pace” proposta da Rete Disarmo e Tavolo Interventi Civili di Pace, si era speso Beppe Grillo, che dava per scontato l’impegno in tal senso del M5S, e infine si era speso pure Silvio Berlusconi, che aveva detto che gli F35 “servirebbero solo come aerei da turismo”.

“Stando a queste dichiarazioni – osserva Francesco Vignarca della Rete Italiana Disarmo – nel Parlamento appena insediato c’è una maggioranza dell’80% che non ritiene di dover portare avanti il progetto di acquisto dei cacciabombardieri”.
In virtù di ciò, la campagna “Taglia le ali alle armi” chiede ai neodeputati e neosenatori di passare dalle parole ai fatti e di votare almeno una linea di indirizzo che impegni il prossimo governo, qualora venga formato, a rinunciare all’acquisto e investire le risorse liberate in altri settori.

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