“Dawla” è il libro appena uscito del giornalista Gabriele Del Grande, che gli valse l’arresto e la detenzione in Turchia. Dalla prospettiva interna dei disertori jihadisti, vengono ricostruite la travagliata guerra in Siria e la genesi dell’Isis fino agli attentati in Europa. L’autore sarà domani ad un incontro del Centro Studi Donati e il 25 aprile a Monte Sole. Noi lo abbiamo intervistato.

I bolognesi avranno due occasioni ravvicinate per ascoltare come Gabriele Del Grande presenta il suo nuovo libro, intitolato “Dawla – La storia dello Stato Islamico raccontata dai suoi disertori“. Il giornalista, infatti, sarà nella nostra città domani sera, alle 21.00, al Cinema Perla di via San Donato 38, in un incontro promosso dal Centro Studi Donati, mentre nella mattinata del 25 aprile sarà a Monte Sole, invitato dalla Scuola di Pace nella tradizionale celebrazione della Liberazione.

I più attenti conoscono Del Grande da molti anni, in particolare da quando creò Fortresse Europe, il blog che per primo iniziò a contare i migranti morti nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Un altro picco di notorietà lo ebbe quando diresse “Io sto con la sposa“, il film documentario incentrato sempre sul tema delle migrazioni e che ha rappresentato una sfida al sistema di muri e confini europei.
Ma è nell’aprile dell’anno scorso che il suo nome apparve su tutti i telegiornali e i giornali italiani, quando fu arrestato dalla Turchia e detenuto per una decina di giorni senza accuse, proprio a causa di un viaggio in Siria che gli serviva per scrivere il libro.

Un lavoro, uscito ieri dopo un partecipatissimo crowdfunding, che è destinato a far parlare di sè, sia per il tema estremamente attuale, sia per il taglio scelto dall’autore.
Il libro, infatti, esce a pochi giorni dal bombardamento occidentale in Siria ed è proprio di quel travagliato Paese che parla. In particolare partendo dal 2005, passando per la fallita rivoluzione del 2011 e dalla guerra per procura che vi si è scatenata, arrivando alla genesi dello Stato Islamico e agli attentati in Europa.

È proprio quest’ultimo uno dei punti più delicati del lavoro. Come si evince dal sottotitolo, Del Grande fa raccontare l’Isis da alcuni suoi disertori e, nel farlo, ricostruisce la storia e la geopolitica di quanto accaduto almeno negli ultimi dieci anni in quell’area del mondo. “È come se avessi messo una videocamera di fronte a questo mondo, filmando e raccontando quelli che sono i meccanismi interni di questa organizzazione che è un po’ a metà fra una milizia di guerra, un’organizzazione mafiosa e un servizio segreto”, osserva ai nostri microfoni l’autore.

Una prospettiva che a qualcuno potrà sembrare scomoda ma, precisa Del Grande “Il mio intento non era quello di giustificare, di umanizzare o di sminuire, ma quello di capire come la guerra genera mostri e di capire anche quelle che sono le cause di questo conflitto, da cui non si esce se non si rimuovono l’ingiustizia e l’oppressione. Non se ne esce facendo a gara a chi ha i missili più potenti”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GABRIELE DEL GRANDE:

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