La trasmissione “Signore e signori, il welfare è sparito!”, dopo aver concluso la sua tredicesima edizione, si gode la meritata pausa estiva. Non la redazione che al contrario, prosegue la sua attività radiofonica nella sua versione estiva, “Signore e signori, l’estate è servita!”, trasmissione che pur privilegiando il racconto di eventi, libri, dischi, progetti vari, non disdegna di aprire, nel caso in cui l’attualità lo richieda, una finestrella “fuori stagione” sul mondo del sociale.

E’ il caso della trasmissione andata in onda ieri, giovedì 4 luglio. L’approvazione della legge n. 55/2024, con la conseguente istituzione dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative e relativi albi, ha infatti creato nuove apprensioni in una categoria di lavoratori peraltro già piuttosto provata da un caos legislativo che pare non avere fine.  Ad oggi non c’è ancora alcuna chiarezza sulle modalità di applicazione di tale provvedimento e quindi sulla reale ricaduta dello stesso sul concreto quotidiano dei colleghi coinvolti. Abbiamo dunque posto alcune domande a Silvia Negri, presidente dell’Associazione Professione Pedagogiche (APP) per provare a capirci qualcosa: quando e come iscriversi? Quali le sanzioni per chi non lo fa? Chi opera sia in ambito sanitario che sociale a quale dei due albi deve iscriversi? E altre ancora.

Nelle stesse aule parlamentari che hanno “prodotto” la legge n.55, è da qualche giorno in discussione il Ddl “sicurezza”, in particolare le misure contenute nella norma che le opposizioni hanno appellato come “anti-Gandhi”. Il provvedimento mira a colpire con pene detentive chiunque attui forme di resistenza e di dissenso, anche pacifiche, in particolare all’interno degli istituti penitenziari.

Pare dunque procedere senza intoppi, puntiglioso e costante, il lavoro di erosione dei diritti, in particolare quelli delle fasce di popolazione più fragili e più esposte, da parte della maggioranza di governo. Ma quali sono i reali rischi che corrono le nostre libertà individuali e collettive? A che punto è la discussione parlamentare? Quali sono le condizioni attuali dei 60.000 detenuti nelle carceri italiane, primi bersagli della norma in questione? L’abbiamo chiesto a Elia De Caro, avvocato del foro di Bologna, difensore civico dell’associazione “Antigone”.