Venerdì 5 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Bar La Linea, si terrà la presentazione del libro “TINA. La cultura britannica al tempo di Margaret Thatcher” di Silvia Albertazzi, organizzata dall’associazione culturale Victor Serge in collaborazione con la Libreria Trame.
Il libro di Silvia Albertazzi dedicato alla cultura ai tempi di Margaret Thatcher.
L’idea del libro nasce da un ciclo di incontri fatti in sala Borsa dall’autrice e Gino Scatasta dedicati alla cultura inglese, partendo dagli anni ‘50 fino ad arrivare alla fine degli anni ‘90.
TINA è l’acronimo dello slogan della Lady di Ferro “there is no alternative”, nessuna alternativa al capitalismo: l’autrice lo mette in discussione indagando le forme culturali di opposizione alla colonizzazione capitalistica dell’immaginario, soffermandosi su canzoni di protesta, satira prodotta da film e romanzi e rappresentazioni fotografiche delle rivolte urbane, dei grandi scioperi e della vita nelle periferie.
Diventata parlamentare nel 1961, poi ministro della Pubblica Istruzione nel 1970, mandato durante il quale si è guadagnata il soprannome di “milk snatcher” per aver eliminato la distribuzione gratuita di latte nelle scuole elementari, Margaret Thatcher è poi diventata Primo Ministro dal 1979 al 1990 per tre mandati consecutivi.
Durante questo decennio la Iron Lady ha lavorato per smantellare il welfare state in favore di un libero mercato sempre più spietato: «Margaret Thatcher per Stato balia intendeva il welfare state – ha raccontato Silvia Albertazzi ai nostri microfoni – Se ce l’aveva con qualcuno era con quelli che secondo lei erano gli scrocconi, quindi i disoccupati, le madri single, gli anziani, gli indigenti, tutti quelli che in qualche modo vivevano del sussidio di disoccupazione e che non avevano delle entrate sicure e continue. Queste persone lei li chiamava scrocconi e diceva che usavano lo Stato come una balia.»
La politica thatcheriana voleva la privatizzazione assoluta, con niente in mano allo Stato, e tutto ciò che non produceva denaro veniva considerato inutile: la cultura ha risentito di queste politiche, con sponsor che producevano solo cose che vendevano provocando una forte regressione nei contenuti e a un’enorme competizione.
Le espressioni culturali analizzate dall’autrice nel volume testimoniano la sopravvivenza delle alternative.
ASCOLTA UN ESTRATTO DELL’INTERVISTA A SILVIA ALBERTAZZI:







