Ha il sapore dell’autentico autogol quello compiuto dal presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale sul tema dei Cpr. Martedì scorso il governatore aveva aperto alla possibilità di discutere col governo sull’apertura di una struttura di detenzione amministrativa nel territorio dell’Emilia-Romagna e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha colto la palla al balzo, scrivendo a de Pascale e indicando la città di Bologna come luogo idoneo.
Cpr a Bologna e in Emilia-Romagna: 25 anni di battaglie
Il tema del Cpr in Emilia-Romagna era contenuto anche nel programma elettorale che ha portato alla vittoria de Pascale alle ultime elezioni regionali. La coalizione di centrosinistra che guida si era espressa chiaramente con un rifiuto alla possibilità che una struttura del genere potesse trovare spazio lungo la via Emilia.
Questa posizione è stata una conseguenza anche delle tante battaglie registrate sul territorio emiliano-romagnolo contro i centri di detenzione amministrativa, spesso al centro di scandali per l’uso della violenza, il mancato rispetto dei diritti umani e le morti e i suicidi che vi si registrano.
Nello specifico, a Bologna la lotta è cominciata a inizio millennio, quando quelle strutture si chiamavano ancora Cpt (Centri di permanenza temporanea). Clamoroso fu l’assalto alla struttura di via Mattei, quando ancora non era stata inaugurata, che portò al suo smontaggio.
Sempre a Bologna la battaglia proseguì anche quando i Cpt cambiarono nome in Cie (Centri di identificazione e espulsione). Costanti mobilitazioni portarono alla chiusura del Cie di via Mattei nel 2014, quando la struttura, da centro di detenzione, divenne successivamente un centro di accoglienza, non senza problemi, ma con la non secondaria differenza che le persone erano libere di entrarvi ed uscirvi.
Le battaglie si sono riaccese due anni fa, tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, quando emerse la possibilità che un Cpr fosse aperto a Ferrara, dove amministra la Lega. «Ci unimmo ai comitati locali – ricostruisce ai nostri microfoni Damiano di Adl Cobas, una delle realtà della rete regionale No Cpr – e realizzammo una partecipata manifestazione. Allora scoprimmo che sono tante le persone contrarie a queste strutture, anche di colore politico diverso da chi si mobilita e per ragioni diverse».
Il capitolo sui Cpr in Emilia-Romagna sembrava concluso, almeno fino alle dichiarazioni di martedì scorso di de Pascale.
L’assist di de Pascale a Piantedosi
Le parole del governatore emiliano-romagnolo hanno anzitutto provocato la sollevazione della sua maggioranza, che di fatto ha bocciato la disponibilità offerta al governo. Non contento, però de Pascale è tornato sul tema anche nei giorni successivi, cercando di mettere una toppa che è sembrata peggiore del buco. Nello specifico, de Pascale ha sostenuto che la disponibilità di discutere di Cpr era vincolata alle regole stesse per cui si può finire in una struttura di detenzione amministrativa. Per il governatore non dovrebbero finirci migranti che hanno visto scadere il proprio permesso di soggiorno, ma soggetti socialmente pericolosi.
Il distinguo di de Pascale, però, non è servito a fermare l’appetito della destra al governo. «È stato ingenuo – commenta Damiano – ha alzato una palla a Piantedosi, che quest’ultimo non vedeva l’ora di schiacciare».
Il ministro, in particolare, ha formalmente risposto alla disponibilità offerta dal governatore, ma con un obiettivo ben preciso: riaprire un Cpr proprio a Bologna.
Oltre ai problemi relativi ai Cpr stessi, de Pascale sembra avere sottovalutato un ulteriore elemento politico nei rapporti istituzionali. La destra, infatti, è da tempo impegnata su più fronti per mettere in difficoltà l’Amministrazione comunale di Bologna.
Dal caso del corso universitario per ufficiali dell’esercito bocciato dal Dipartimento di Filosofia di Bologna alla gestione dell’ordine pubblico per la partita di basket tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, fino alla bocciatura di Bologna Città al 30 al Tar, l’attacco del governo e della destra alla città è conclamato e non risparmia colpi.
L’ultimo attacco in ordine di tempo è quello rivolto alla stessa Regione guidata da de Pascale. Il governo infatti ha impugnato la legge regionale che regolamenta gli affitti brevi approvata da Viale Aldo Moro.
Difficile ipotizzare come la questione del Cpr evolverà e quali saranno i contraccolpi dell’assist di de Pascale al governo.
L’ultima certezza che c’è al momento è che le realtà che già si batterono per la chiusura del Cpt-Cie e contro l’apertura di un Cpr in Emilia-Romagna sono pronte a mobilitarsi nuovamente.
«Su questo non è possibile arretrare – osserva Damiano – Per noi un Cpr a Bologna e in Emilia-Romagna non deve essere aperto e non si aprirà».
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