Dodici anni dopo la “macelleria messicana” di Genova, le vittime della caserma di Bolzaneto aspettano ancora i risarcimenti che non sono stati versati completamente dallo Stato. Per questo il Comitato in loro difesa ha chiesto un incontro con i Ministeri interessati.

Chi avrebbe dovuto pagare per le violenze commesse a Bolzaneto ancora non lo ha fatto. Le persone torturate nella caserma tra il 20 e 22 luglio del 2001 stanno ancora aspettando i risarcimenti da parte degli agenti di polizia, dei carabinieri, della polizia penitenziaria e dello Stato. La sentenza di primo grado del 14 luglio 2008 e quella della Corte d’Appello di Genova del 5 marzo 2010 prevedono infatti che gli imputati e i responsabili civili – i Ministeri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa – versino i risarcimenti alle 150 parti civili.

Il Comitato Verità e Giustizia per Genova, nella persona della sua presidente Enrica Bartesaghi, ha pertanto scritto una lettera al Ministero della Giustizia, per chiedere che si provveda al pagamento immediato dei danni. “Trovo indegno che dopo tutto questo tempo lo Stato non abbia almeno pagato le provvisionali previste dalle due sentenze”, dice Bartesaghi ai nostri microfoni, aggiungendo di confidare nella Corte Europea di Strasburgo come strumento per sbloccare la situazione: “Da più di un anno la Corte Europea dei Diritti Umani ha chiesto allo Stato di provvedere ai risarcimenti. Molte parti civili hanno già presentato ricorso e altre lo stanno facendo e lo faranno”.

Come si legge nella lettera del Comitato, solo alcune parti offese hanno ricevuto un parziale pagamento delle provvisionali previste dalla sentenza. Quello che non è chiaro è il criterio in base al quale alcune vittime siano state risarcite, anche se solo in minima parte, ed altre no.

Per questo motivo il Comitato ha deciso di rivolgersi alle Istituzioni, richiedendo un incontro con i Ministeri interessati: “Siamo in attesa di una risposta che non c’è ancora stata – rivela Bartesaghi – e se non ci sarà ci rivolgeremo ad alcuni parlamentari affinché venga fatta un’interpellanza parlamentare”.

Andrea Perolino

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