L’appuntamento è fissato per l’8 e il 9 maggio 2026, quando gli spazi di Porta Pratello in via Pietralata torneranno a essere il cuore pulsante della riflessione politica bolognese. La seconda edizione del Festival Femminista e Migrante – Ad alta voce, curato dall’Assemblea donne del Coordinamento Migranti, si presenta come un fitto intreccio di voci e prospettive necessarie per decifrare il presente. In un’epoca segnata da scioperi e da uno scenario bellico globale in drammatica espansione, l’iniziativa vuole essere molto più di una rassegna, configurandosi come un laboratorio di resistenza collettiva contro il razzismo, la violenza di genere e ogni forma di sfruttamento.
“Ad Alta Voce”, la seconda edizione del festival femminista di Assemblea Donne Migranti
«Il festival è nato l’anno scorso sull’urgenza di aver un momento di discussione per riunire donne, migranti, lavoratrici e tutti coloro che sono interessati a una politica femminista e migrante in un momento in cui poter discutere anche i problemi urgenti dell’organizzazione e della lotta attuale», ha detto ai nostri microfoni Eleonora dell’Assemblea delle donne del Coordinamento Migranti.
Il percorso delle due giornate si snoda attraverso momenti di confronto che mettono in dialogo mondi apparentemente distanti ma uniti dalle medesime urgenze. Le lavoratrici e le sindacaliste si troveranno fianco a fianco con le persone queer, mentre le operatrici dei centri antiviolenza incroceranno le esperienze di studenti e insegnanti delle scuole di italiano per migranti. Il venerdì pomeriggio sarà dedicato a una riflessione profonda sulla geopolitica attuale con il panel focalizzato sulla necessità di un posizionamento femminista contro il silenzio imposto dalla guerra e dal militarismo. Il sabato mattina, invece, il dibattito si sposterà su temi altrettanto urgenti come la battaglia per il consenso e la libertà dell’educazione, ponendosi in aperto contrasto con le recenti direzioni legislative rappresentate dal DDL Bongiorno.
La forza di questo festival risiede nella sua capacità di fare rete a livello nazionale e transnazionale. La discussione sarà arricchita dalla presenza di attiviste provenienti da Non Una di Meno Genova, dai collettivi Roja e Women Weaving the Future, oltre al contributo fondamentale di realtà come Lucha y Siesta di Roma e la Casa delle donne di Bologna. Il mondo della scuola sarà rappresentato da Educare alle Differenze e dalla Rete Scuola Pubblica, insieme ai collettivi studenteschi, per ribadire che l’organizzazione femminista deve passare necessariamente attraverso i luoghi della formazione e del lavoro.
«Parleremo del problema della guerra, quindi come delle voci femministe e migranti possano dire qualcosa sul conflitto in atto. Volevamo mettere insieme delle voci per capire come rompere il silenzio sulla guerra».
Oltre ai tavoli di discussione, l’evento trova la sua espressione più autentica nella dimensione artistica e sociale. Durante tutto il weekend, i partecipanti potranno muoversi tra mercatini di autoproduzioni e assistere a momenti di grande impatto emotivo, come la mostra nata dall’incontro con le donne migranti della Scuola di Italiano Simbo. Attraverso un’attività collettiva, queste donne hanno dato forma e voce ai propri desideri, esponendo frasi che rompono il muro dell’invisibilità. La mattinata di sabato sarà animata dai tratti del collettivo Mayonese e dalle parole del reading di MadonnaFreeda, mentre le serate lasceranno spazio alla musica e alla convivialità con le performance di La Reina del Fomento e il live di Janaki. Il festival si chiuderà ufficialmente nel pomeriggio di sabato con una grande assemblea aperta, un momento cruciale per immaginare nuove forme di organizzazione e trasformare le singole esperienze in una forza collettiva capace di durare nel tempo.
ASCOLTA L’INTERVISTA A ELEONORA DI ASSEMBLEA DONNE MIGRANTI:







