«Città 30 andrà avanti». È una breve nota, in attesa della conferenza stampa di domani, quella con cui il sindaco di Bologna Matteo Lepore commenta la sentenza del Tar che ha smontato il provvedimento di riduzione della velocità sul 70% delle strade cittadine. Una motivazione al tempo stesso molto burocratica, ma altrettanto politica. Burocratica perché i giudici amministrativi hanno contestato le ordinanze e le motivazioni con cui si disponeva il calo dei limiti, pur riconoscendo i risultati in termini di riduzione degli incidenti e delle vittime in strada. Politica perché i registi del ricorso non sono i tassisti, come inizialmente circolato, ma gli esponenti di Fratelli d’Italia.

Bologna Città 30, la sentenza del Tar è l’apice di uno scontro politico

Che Bologna Città 30 sia stata una partita molto politica era evidente fin dal principio. Il tema della sicurezza stradale, che pure è scientificamente legato alla velocità con cui gli automezzi percorrono le strade, ha spesso ceduto il passo allo scontro istituzionale tra Stato e Comune e a quello politico tra maggioranza e opposizione, che a Bologna e Roma sono invertite.
La propaganda c’è stata da entrambe le parti, anche se di natura diversa. Il centrosinistra ha fatto propaganda quando ha annunciato un provvedimento senza che la città fosse pronta. E la prontezza non era quella dei cittadini ad accettare il provvedimento, ma quella delle infrastrutture stradali che avrebbero favorito l’abbassamento della velocità, una segnaletica adeguata e soprattutto i controlli, che ci sono stati per un periodo troppo breve, dopodiché tutto è tornato come prima o quasi, ma con il lustro sui quotidiani nazionali e nei convegni internazionali.

Se Bologna Città 30 fosse stata presentata per quello che realmente era, cioè un work in progress verso un obiettivo nobile e condiviso, con molte tappe fatte di modifiche stradali, educazione e cultura, e aumento dei trasporti alternativi a quelli privati, forse la sollevazione di una parte di cittadinanza, ancorché minoritaria come dimostra il flop del referendum voluto dalla destra, si sarebbe potuta evitare.
E se nel primo anno della novità gli impatti in termini di aumento della sicurezza stradale sono stati tangibili, con il dimezzamento delle persone morte in strada e nessun pedone rimasto vittima, il 2025 invece è stato definito l’anno nero delle vittime della strada a Bologna, anche se i dati definitivi ancora non sono disponibili.
La giunta guidata da Lepore non ha scelto la strada della formica, ma quella della cicala, inseguendo le logiche di marketing che da tempo guastano la politica. Quindi via di annunci roboanti, ma ciò ha polarizzato e prestato il fianco alla destra.

La destra, dal canto suo, ci ha provato in tutti i modi e Città 30 è stato solo uno dei tanti terreni di battaglia per l’attacco a Bologna (tra gli altri ricordiamo quello sulla partita Virtus-Maccabi Tel Aviv, la Garisenda e quello del corso per l’esercito all’Università). Qualunque argomento è buono per attaccare l’odiata giunta. Ad un certo momento la destra ha addirittura appoggiato la battaglia per le scuole Besta, portata avanti dalla sinistra radicale.
Nello specifico di Città 30, il primo ad intervenire è stato il ministro Matteo Salvini, perché incidentalmente il tema della sicurezza stradale rientra nelle sue deleghe. Salvini ha tuonato contro il provvedimento bolognese, ma qualcuno gli ha fatto notare che la possibilità di abbassare i limiti era contenuta nelle regole uscite dal suo Ministero. La promessa di impugnare il provvedimento è durata tanto quanto un titolo di quotidiano, poi non se ne è saputo più nulla.

Lega e Fdi, però, a livello locale non si sono arresi. E allora ci hanno provato con il referendum comunale, per dare la voce direttamente ai cittadini. Peccato che la figuraccia sia stata enorme, dal momento che non sono riusciti a raccogliere il numero di firme necessarie (con la scusa dell’estate di mezzo) e hanno dovuto battere ritirata.
Ora che, grazie al Tar, finalmente ci sono riusciti, vorrebbero rincarare la dose e hanno annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale.
In realtà, non si è mai capita bene la ragione o le ragioni di contrarietà della destra a Città 30, nel senso che le argomentazioni sono state a geometria variabile a seconda di dove tirava il vento del consenso. E di raffiche il tema della mobilità a Bologna ne ha provocate, in particolare per gli intasamenti del traffico privato e i disservizi del trasporto pubblico causati dai tanti cantieri, in particolare quelli del tram.

Insomma, un tema importante come quello della sicurezza stradale, dove le divisioni ideologiche non hanno alcuna ragione di esistere e la politica potrebbe benissimo convergere (non a caso ci sono diverse città di destra che hanno introdotto i 30 km/h in molte strade) a Bologna si è invece trasformato nel solito teatrino politico, che non si è fatto scrupolo di speculare letteralmente sulla vita delle persone.