Da un lato la composizione della squadra di governo, con tre ministri su quattro provenienti dal nord e, in particolare, ad Affari regionali e autonomie, Mariastella Gelmini, convinta sostenitrice dell’autonomia differenziata. Dall’altro una forte spinta della destra sul regionalismo, con il leader della Lega Matteo Salvini che, durante le consultazioni, ha detto di voler proporre a Mario Draghi il “modello Lombardia“.
Le ragioni per credere che all’interno del programma di governo ritorni il tema dell’autonomia differenziata sono molte e, proprio per questo, “No Ad“, la rete dei comitati contro qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, ha lanciato un appello al presidente del Consiglio, alle direzione dei partiti e alle segreterie dei sindacati.

Autonomia differenziata: l’appello perché non entri nel programma di governo

«L’autonomia differenziata non sia inserita nel programma di governo e dei lavori parlamentari», è la sostanziale richiesta degli appellanti. Il rischio, infatti, è quello di «un ulteriore fattore di disgregazione istituzionale, politica, economica e sociale e di debolezza sul piano internazionale».
Nell’appello si fa riferimento anche alla mossa di Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, i cui governatori insistono per accaparrarsi individualmente delle dosi ulteriori di vaccini da reperire sul mercato, dimostrando di non aver alcuno spirito solidaristico nei confronti delle altre regioni.

Ma è la nomina di Gelmini, grande sostenitrice dell’autonomia differenziata, a spaventare di più.
«Gelmini ha sempre sostenuto l’autonomia differenziata – ricorda ai nostri microfoni Gianluigi Trianni, portavoce del Forum per il Diritto alla Salute dell’Emilia Romagna, che aderisce alla rete nazionale No Ad – arrivando a dire che sarebbe un bene anche per il Mezzogiorno».
Eppure, proprio le forme di regionalismo già in essere, con l’autonomia gestionale delle Regioni in materia di sanità, hanno già provocato danni enormi, ad esempio sul numero di vittime della pandemia conseguenza anche dello smantellamento della sanità pubblica e territoriale.

«Il problema però – precisa Trianni – non è solo fare gli interessi del nord contro gli interessi del sud. Il grandissimo problema è che anche i ceti deboli, i fragili, i disoccupati del nord verrebbero a patire molto dell’adozione dell’autonomia differenziata, perché è un’autonomia che si legge come privatizzazione dei servizi».
Del resto, l’aumento delle disuguaglianze citato anche nel testo dell’appello dei No Ad, dovrebbe suggerire di avere un approccio solidaristico su tutto il territorio nazionale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIANLUIGI TRIANNI:

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