Fino al 10 maggio 2026 presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è possibile visitare una mostra su Luigi Ghirri, uno dei protagonisti della fotografia del secondo Novecento.
Curata da Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, l’esposizione è realizzata interamente attraverso delle Polaroid.
Al centro della mostra l’evoluzione della fotografia di Ghirri
È la prima esposizione istituzionale in Italia dedicata al famoso fotografo italiano. Raccoglie un’ampia selezione di polaroid scattate dallo stesso Ghirri tra il 1979 e il 1983, includendo il periodo in cui l’artista ha vissuto ad Amsterdam. Era stato invitato proprio dall’azienda Polaroid che gli aveva fornito pellicole e materiale per sperimentare l’utilizzo della 20×24 Instant Land Camera, strumento in grado di produrre istantanee extra large in poco più di un minuto. Tra gli scatti della mostra, troviamo le nature morte di oggetti che l’artista aveva portato in Olanda dall’Italia, usati per dare vita a un ricordo visivo della sua Emilia.
Le Polaroid di Ghirri, di piccoli e grandi formati, offrono un nuovo sguardo sul fotografo, mettendo al centro gli scatti della sua quotidianità e dei suoi paesaggi più cari. Questa tipologia di foto, più immediata, ha permesso a Ghirri di allontanarsi dal rigore e dal controllo che avevano a lungo caratterizzato il suo stile per potersi confrontare con l’imprevedibilità della fotografia istantanea.
La mostra rappresenta inoltre uno spunto di riflessione per i meno esperti o per i più giovani sul rapporto tra fotografia analogica a sviluppo immediato e la fotografia digitale, insieme alle loro differenti modalità di sviluppo e fruizione. L’esposizione permette infatti di analizzare il modo con cui la fotografia analogica ha anticipato le pratiche della nostra cultura digitale, dalla velocità di fruizione all’interesse per l’immagine come oggetto di scambio immediato.







