Uno sciopero generale per dire no alla guerra, al riarmo e al sostegno militare a Israele. È con queste rivendicazioni che oggi, lunedì 18 maggio, l’Unione Sindacale di Base (Usb) scende in piazza. Una mobilitazione che ha accolto l’appello internazionale lanciato dalla Global Sumud Flotilla. La protesta, che mira a paralizzare i settori chiave del Paese sotto lo slogan “nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”, in Emilia-Romagna si traduce in due manifestazioni, una a Bologna e una a Rimini.
Ma pochi minuti dopo l’inizio delle manifestazioni è arriva la notizia del nuovo abbordaggio della marina israeliana verso le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla ripartite dopo l’atto di pirateria dello scorso 29 aprile.
Il nuovo abbordaggio di Israele alla Global Sumud Flotilla
La marina israeliana ha intercettato in acque internazionali, al largo di Cipro, le navi della nuova spedizione della Global Sumud Flotilla, avviando l’arresto delle persone a bordo.
La flotta, composta da 53 imbarcazioni e circa 500 attivisti provenienti da oltre 40 paesi (tra cui l’Italia), era partita il 14 maggio dal porto turco di Marmaris nel tentativo di raggiungere la Striscia di Gaza e romperne il blocco navale.
La partenza era slittata di alcuni giorni dopo che, il 29 aprile scorso, la marina israeliana aveva già bloccato e danneggiato la missione al largo di Creta. In quell’occasione erano state trattenute oltre 175 persone e due attivisti, Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, erano stati detenuti per dieci giorni in un carcere israeliano con accuse di attività illegali e terrorismo. In seguito al loro rilascio il 10 maggio, i due hanno denunciato maltrattamenti e abusi psicologici. Per quell’abbordaggio e per il trattenimento degli attivisti, la procura di Roma ha aperto un’indagine per sequestro di persona.
Le rivendicazioni dello sciopero generale di Usb
Usb si rivolge al governo chiedendo di rompere immediatamente ogni legame diplomatico, economico, commerciale e militare con lo Stato di Israele. L’azione militare israeliana a Gaza e le recenti tensioni in Medio Oriente, inclusa l’aggressione all’Iran, avvengono in una cornice di totale impunità, garantita dalla complicità politica e logistica dei governi occidentali, in primis gli Stati Uniti.
Usb accusa direttamente l’esecutivo italiano, l’Unione Europea e la Nato di aver imboccato una deriva pericolosa, piegandosi alla linea di Washington e Tel Aviv. Una scelta che sta trasformando i conflitti in una vera e propria politica industriale.
L’impatto di questa strategia bellica ricade direttamente sulle spalle della cittadinanza. «Ogni bomba, ogni missione e ogni aumento delle spese militari si traduce in meno salari, meno sanità, meno scuola e meno welfare», sottolinea la sigla di base.
La critica mette in luce il legame diretto tra l’investimento negli armamenti e l’impoverimento sociale, denunciando il progressivo restringimento degli spazi democratici e l’introduzione di misure repressive contro il dissenso.
Oltre alle mobilitazioni di oggi, Usb promuove la manifestazione nazionale di Roma, che si terrà il prossimo 23 maggio.
L’INTERVISTA A FEDERICO SERRA DI USB BOLOGNA:







