Non c’entra il terrorismo e non c’entrano le origini straniere. Alla base del gesto del 31enne Salim El Koudri, che sabato scorso si è lanciato a tutta velocità con la sua auto sulla folla a Modena, provocando otto feriti, c’è una questione di salute mentale. Lo ha confermato anche il ministro degli Interni Matteo Piantedosi dopo un vertice sulla sicurezza ieri nella città emiliana. «Sembra che il fatto sia collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico», ha detto il ministro escludendo altri scenari, a partire dall’attentato terroristico.
Salute mentale cronicamente sottofinanziata: la riflessione dopo i fatti di Modena
Da quello che è emerso, El Koudri soffriva di disturbi schizoidi e negli anni scorsi era già stato seguito dai servizi di salute mentale del territorio, che poi aveva lasciato. Lo stesso Piantedosi ha affermato che il «soggetto era attenzionato per disturbi schizoidi di personalità».
Secondo le ricostruzioni di stampa, nell’interrogatorio di sabato sera l’autore del gesto, che è in stato di fermo con l’accusa di strage e lesioni aggravate, non ha risposto alle domande degli inquirenti e il suo legale, l’avvocato d’ufficio Francesco Cottafava, ha affermato che si trova «in stato di confusione totale».
Sabato sera, subito dopo i fatti, l’Asl di Modena ha attivato la psicologia d’emergenza, un servizio rivolto alle persone direttamente coinvolte nell’evento e che si trovavano in stato di shock.
A darne notizia è stato l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, che in un post sui social ha aggiunto: «Questo non è il tempo dei giudizi e dell’odio, ma è tempo di comprendere (anche) come sta la salute dei servizi mentali della nostra Regione e come sta la nostra comunità».
Il messaggio sembra promuovere una riflessione su cosa potrebbe non aver funzionato, dal momento che lo stato della salute mentale di El Koudri non era sconosciuto ai servizi.
«Abbiamo assolutamente bisogno di investire in prevenzione, con una psicologia territoriale che possa anche intercettare precocemente delle forme di disagio, sofferenza o solitudine – afferma ai nostri microfoni Luana Valletta, presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna – Ma occorre investire anche nei servizi di salute mentale, che hanno una maggiore complessità. Noi sappiamo che sono in forte sofferenza, spesso manca organico. Il rischio è quello di non dare delle risposte appropriate, non valorizzando la grande potenzialità che la psicologia può offrire anche in termini di prevenzione e presa in carico».
Dalle testimonianze di addetti ai lavori emergono molte criticità nel settore della salute mentale pubblica, anche in Emilia-Romagna. Una questione di risorse, di personale, di richieste che eccedono la capacità del sistema. Il risultato è uno spostamento verso il privato, che però presenta ostacoli di accesso di ordine economico.
Le situazioni che si producono sono di vario tipo. Dall’utilizzo di personale non abilitato, come i counselor, all’interno dei servizi, che qualche settimana fa portò l’Ordine degli Psicologi a inviare una diffida alla Regione Emilia-Romagna, alla carenza di risorse e strumenti per la prevenzione, dal ricorso alla farmacoterapia per tamponare la sintomatologia di patologie gravi che non si riesce a gestire numericamente con la psicoterapia, all’invio di casi, altrettanto gravi, verso il privato, senza garanzie di continuità di cura o di possibilità economiche per proseguirla.
ASCOLTA L’INTERVISTA A LUANA VALLETTA:
La salute mentale in Italia e in Emilia-Romagna: i dati
Nel 2018 il report “Salute Mentale in Italia – La Mappa delle Disuguaglianze” della Siep (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica) constatava che in Italia la spesa per la salute mentale si attestava storicamente intorno al 3,5% del Fondo Sanitario Nazionale. Una condizione di sottofinanziamento cronico, in particolare al di sotto della soglia minima del 5% raccomandata a livello internazionale e distante dalla media europea, che è del 6%. Quattro anni più tardi il dato risultava ancora più drammatico, con una spesa per la salute mentale scesa al 2,9% di tutta la spesa sanitaria.
Secondo Quotidiano Sanità, nel 2022 la Regione Emilia-Romagna ha speso 285 milioni di euro per la salute mentale, pari al 3,6% del Fondo Sanitario Nazionale. Una quota che la colloca ai primi posti nel Paese.
Nel settembre 2025 la Regione Emilia-Romagna ha approvato un piano straordinario con lo stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro per potenziare i servizi di salute mentale, in particolare per sostenere una serie di interventi sociosanitari specifici e garantire percorsi personalizzati e continuità assistenziale per i pazienti dei Centri di salute mentale e per le persone con bisogni specifici di assistenza, minori o adulti.
Il finanziamento arriva dopo un vero e proprio boom di bisogni emersi, in particolare durante e dopo la pandemia ma con un trend iniziato prima. I dati relativi al solo disagio dei più giovani, presentati in occasione degli Stati Generali per l’infanzia e dell’adolescenza del maggio 2025, fotografavano una situazione nella sola Emilia-Romagna in cui gli utenti dei servizi di neuropsichiatria infantile presi in carico tra il 2010 e il 2023 sono aumentati del 170%, i disturbi alimentari del 483% e i ricoveri psichiatrici del 258%







