L’Italia detiene un record paradossale: nonostante possieda una rete idrica pubblica sicura e controllata, e nonostante le campagne di sensibilizzazione sull’impatto della plastica, è il primo Paese europeo per il consumo di acqua in bottiglia
“Imbottigliati” è un’inchiesta recentemente pubblicata da Altreconomia, che indaga il mercato dell’acqua minerale e il suo impatto ambientale. Il suo autore, Luca Martinelli, aveva già scritto un libro su questo tema nel 2007, la Piccola guida al consumo critico dell’acqua, sempre edito da Altreconomia.
«Quando scrissi quel libro pensavo che fossimo già a un record, invece abbiamo continuato a peggiorare. Dal 2010 al 2025 c’è stato un aumento del 30%, abbiamo raggiunto un consumo pro capite che è doppio rispetto alla media europea» ha raccontato ai nostri microfoni l’autore.

Proprio in quel periodo si stava costruendo un coordinamento per il diritto all’acqua, poi sfociato nell’iniziativa referendaria “due sì per l’acqua bene comune”. Il referendum si svolse infine nel 2011, e prevedeva due quesiti volti ad eliminare la possibilità di fare profitto dall’acqua. «Ci fu una straordinaria partecipazione, e una nettissima maggioranza del sì. Ma la politica non è stata in grado di cogliere il messaggio dato dall’elettorato in quell’occasione: non si può fare dell’acqua una merce». 

“Imbottigliati”, il triste record dell’Italia sul consumo di acqua in bottiglia

Le motivazioni dei consumi record degli italiani, secondo Martinelli, sono da ricercare soprattutto nelle responsabilità della politica. A livello personale, è vero che la maggior parte di noi ha interiorizzato un modello di società “usa e getta”, un tipo di consumo che non tiene conto dell’impatto negativo sull’ambiente – come ha riscontrato Martinelli in una conversazione con un professore di psicologia dei consumi, intervistato per il suo libro. Ma questo tipo di comportamento individuale si innesta in un contesto in cui le aziende che imbottigliano e vendono l’acqua minerale hanno la possibilità di accedere ad un prezzo irrisorio – circa 2 euro ogni 1000 litri d’acqua – ad un bene demaniale. Per questo hanno a disposizione milioni di euro da investire in pubblicità, e spesso realizzano spot con claim ingannevoli – come riscontrato anche dall’Autorità Antitrust. «Le persone continuano ad avere più fiducia verso questo mercato che non nell’acqua erogata dalla rete pubblica – ha spiegato Martinelli – nonostante i recenti cambiamenti della legislazione che rendono sempre più sicura la qualità dell’acqua erogata dalla rete acquedottistica». 

Secondo Martinelli, è fondamentale non richiamare troppo la responsabilità del consumatore – come ribadito anche nella prefazione del libro, scritta da Fabio Ciconte, presidente dell’Associazione Terra. «Il consumatore vive in un Paese in cui non si è ancora riusciti ad aumentare il canone di concessione e quindi a rendere almeno un po’ più costosa l’acqua minerale. Un Paese in cui è da 6 anni che si rinvia la plastic tax, prevista sin dalla legge di bilancio del 2020 e mai attuata». Tutti potrebbero fare la scelta di consumare acqua di rubinetto invece di quella in bottiglia, ma rimane difficile che questa attitudine si diffonda su larga scala, se non viene coltivata attraverso le scelte della politica e attraverso la diffusione di una serie di messaggi – che potrebbero essere diffusi anche come pubblicità-progresso sulle reti televisive, promuovendo la qualità dell’acqua della rete pubblica. 

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