Le infrastrutture digitali contribuiscono, ogni giorno, a circa il 10% del consumo energetico globale. Una percentuale aumentata negli ultimi anni e destinata ad aumentare con la diffusione sempre maggiore dei Large Language Models (alla base del funzionamento dell’Intelligenza Artificiale Generativa). Ma anche sistemi come i cloud e i blockchain risultano particolarmente energivori. Perciò la riduzione dell’impatto energetico del digitale è diventata una delle priorità della ricerca in ambito informatico.
Si muove in questa direzione il progetto di ricerca E-CoRe (Energy-efficient Computing via Reversibility), coordinato dall’Università di Bologna, che è stato ufficialmente avviato all’inizio di questo mese.
La ricerca universitaria per ridurre i consumi energetici dei sistemi digitali
E-CoRe è un progetto europeo finanziato dal programma Marie Skłodowska-Curie Actions, con la partecipazione di sette partner tra atenei e centri di ricerca, oltre a otto partner associati pubblici e privati. Il progetto durerà quattro anni e comprenderà la formazione di tredici dottorande e dottorandi, tre dei quali all’Università di Bologna, che lavoreranno per colmare il divario tra ricerca e applicazione nel campo emergente della computazione reversibile.
Ivan Lanese, professore associato al Dipartimento di Informatica dell’Alma Mater e coordinatore del progetto, ha spiegato ai nostri microfoni che il fulcro del progetto è la riduzione dell’impatto energetico dei sistemi digitali, attraverso, appunto, la computazione reversibile. Ogni volta che un sistema di calcolo cancella informazioni durante un’operazione, infatti, causa un rilascio di energia sotto forma di calore. «Questo avviene per via di una legge della fisica – il limite di Landauer – e accadrà sempre, a prescindere dal tipo di tecnologia utilizzata, ogni volta che si perdono informazioni – osserva Lanese – La computazione reversibile consente di evitare proprio questa perdita di informazioni, e per questo ha la potenzialità di essere più efficiente dal punto di vista energetico».
Sappiamo che tutti i sistemi digitali comportano un cospicuo dispendio di energia, essendo alimentati ad elettricità. Tuttavia, «ci troviamo di fronte a dei trend in aumento dei consumi energetici», soprattutto per via della crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale Generativa. «I Large Language Models – osserva Lanese – hanno un grandissimo impatto perché devono essere allenati, e questo richiede il consumo energetico di intere città». E dato che non è realistico che il loro utilizzo vada a diminuire, «questo è un ottimo incentivo a trovare tecnologie migliori» che ne riducano l’impatto in termini energetici.
ASCOLTA L’INTERVISTA A IVAN LANESE:







