A due anni dalla strage di Suviana, nell’Appennino bolognese, l’inchiesta giudiziaria procede tra ostacoli tecnici e pressioni istituzionali per arrivare alla verità. Sono cinque le persone attualmente indagate nell’ambito delle indagini sull’incidente alla centrale idroelettrica del 9 aprile 2024, che causò la morte di sette lavoratori e il ferimento di altri sei durante il collaudo di una turbina. Tra gli indagati figurano dirigenti di Enel Green Power e tecnici delle aziende appaltatrici. Le ipotesi di reato sono disastro colposo, omicidio colposo plurimo sul lavoro e lesioni colpose.
Strage di Suviana, prove sommerse e rischio verità incompleta
Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda l’impossibilità, a distanza di due anni, di accedere ai piani più profondi della centrale (i livelli -7, -8 e -9) ancora completamente allagati.
Una situazione che secondo Andrea Ronchi, legale che assiste la Cgil, rischia di compromettere irrimediabilmente l’accertamento stesso dei fatti, compromettendo quindi la possibilità di ottenere giustizia.
«C’è materiale che da due anni prende la ruggine: sarà ancora leggibile?», si chiede Ronchi, sottolineando come il tempo giochi contro la ricostruzione della dinamica. «Senza accesso diretto all’impianto si resta nel campo delle ipotesi, e con le ipotesi non si fanno né verità né giustizia».
La richiesta avanzata con forza dal sindacato è di accelerare le operazioni di svuotamento e consentire a tecnici e investigatori di recuperare prove fondamentali.
Per la Cgil, l’accertamento di quanto accaduto a Suviana non è solamente un diritto delle famiglie delle vittime, ma anche una necessità per evitare episodi simili. La segretaria della Filctem Cgil, Stefania Pisani, ricorda infatti che molte centrali costruite tra gli anni ’70 e ’80, simili a quella di Bargi, dovranno affrontare interventi di manutenzione: «Capire cosa è successo è fondamentale per evitare nuove tragedie».
Il segretario bolognese della Fiom Simone Selmi, dal canto suo, richiama un quadro più ampio: il 2024 è stato un anno terribile per il territorio bolognese, segnato anche dal disastro del 23 ottobre nello stabilimento Toyota Material Handling. «Non può esistere impunità in un sistema industriale dominato da multinazionali – sottolinea il sindacalista – le risorse per intervenire ci sono, vanno utilizzate».
Rispetto alla strage di Suviana, un elemento critico già sottolineato riguarda la condizione dei lavoratori coinvolti: la maggior parte dei 15 operai presenti al momento dell’esplosione operava in un sistema complesso di appalti e subappalti. Poche settimane prima della tragedia, gli stessi lavoratori avevano scioperato per denunciare proprio le criticità legate alla sicurezza.
I margini di manovra del sindacato attorno all’inchiesta sono tuttavia limitati, ma sicuramente la Cgil continua a esercitare pressione affinché il tavolo tecnico – che coinvolge Ausl, Arpae, Vigili del fuoco e Regione – produca un cronoprogramma concreto.
«Qualcosa è andato storto – sottolinea Ronchi – Che si tratti di un errore di progettazione, di manutenzione o di gestione della sicurezza, va accertato. Ma serve accedere alle prove».
Oltre agli aspetti giudiziari, la chiusura della centrale ha oltretutto conseguenze rilevanti anche sul piano economico ed energetico. L’impianto, fermo dal giorno dell’esplosione, rappresenta una infrastruttura strategica sia per l’Appennino bolognese sia per il sistema elettrico nazionale.
Secondo il segretario della Cgil di Bologna Michele Bulgarelli, il mancato contributo di Enel all’economia locale sta aggravando la fragilità del territorio montano. Centrali come quella di Suviana svolgono tre funzioni fondamentali: stabilizzare la rete, assorbire il surplus di energia rinnovabile e intervenire in caso di blackout. La sua inattività, sottolinea il sindacato, è un problema per i Comuni coinvolti e per l’intero sistema Paese, anche in vista delle concessioni in scadenza nel 2029.
Il ricordo nel secondo anniversario della strage di Suviana
Nel secondo anniversario della strage, le organizzazioni sindacali promuovono iniziative commemorative e momenti di riflessione. Questo pomeriggio, fa sapere Bulgarelli, verrà deposta una corona ai cancelli della centrale, mentre giovedì nella sede della Camera del lavoro del capoluogo emiliano. alle ore 9, si svolgerà un convegno dedicato a Suviana, e in generale al tema della sicurezza sul lavoro, a cui parteciperanno non solo numerosi rappresentanti della Cgil (tra cui Francesca Re David della segreteria nazionale), ma anche il sindaco Matteo Lepore e il magistrato Bruno Giordano.
Anche la Cisl, con i rappresentanti Enrico Bassani e Cesare Mengoli, darà vita alle commemorazioni, sottolineando come il dolore resti vivo nelle comunità colpite. Nel giorno dell’anniversario della strage, i sindacalisti depositeranno, alle 14.45, una corona di fiori davanti al cancello dell’impianto sul Lago di Suviana. E alle 14.58 sarà osservato un minuto di silenzio.
Il messaggio è condiviso: la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità strutturale, non un tema da affrontare solo dopo le tragedie. Tra le proposte, un rafforzamento della formazione, maggiori controlli, l’uso di tecnologie avanzate e una mappatura dei siti a rischio.







