Mentre le giunte delle grandi città amministrate dal centrosinistra si trovano a cercare di respingere gli attacchi del governo nazionale, sul versante locale si aprono sempre più spesso nuovi fronti che non arrivano da destra, ma dalla cittadinanza, da comitati ambientalisti e dalla sinistra radicale. Il terreno di battaglia è essenzialmente uno: l’urbanistica.
Tanto a Milano, quanto a Firenze e Bologna, la cultura politica che il centrosinistra esprime nel settore urbanistico viene sistematicamente bocciata dalla popolazione, che sempre più spesso utilizza anche lo strumento legale per le proprie lotte contro progetti considerati speculativi o devastatori.

Urbanistica, il caso di Milano è solo l’avanguardia

Il caso che ha ottenuto maggiore notorietà è senza dubbio quello di Milano, dove le politiche urbanistiche della giunta di Beppe Sala sono finite in un’inchiesta giudiziaria che ha portato a misure cautelari, dimissioni, ordinanze di abbattimento e processi.
Sintetizzare tutta la vicenda diventa lungo e complicato, ma per restare alle notizie degli ultimi giorni è indicativo quanto sta accadendo per gli abusi edilizi di piazza Aspromonte, dove sono stati i cittadini, al posto del Comune, ad avanzare domanda di costituzione di parte civile nel processo che vede 25 imputati.

Il nucleo dell’inchiesta riguarda pratiche a quanto pare assai diffuse nel capoluogo lombardo che spacciavano per ristrutturazioni delle nuove costruzioni, con volumetrie assai più estese e consumo di suolo. Ciò che i protagonisti ancora sostengono essere un modello innovativo per l’urbanistica, secondo gli inquirenti invece è un modo per aggirare la legge e utilizzare iter burocratici più semplici e veloci, favorendo in questo modo i costruttori anche dal punto di vista economico.
Molti edifici di grandi dimensioni, infatti, sono stati realizzati tramite SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) invece di richiedere un permesso di costruire con relativo Piano Attuativo. Questo ha evitato il calcolo di oneri più onerosi legati al reale carico urbanistico generato, procurando un presunto danno erariale.

Anche a Firenze l’urbanistica crea bufere per il centrosinistra

Le politiche urbanistiche stanno finendo in tribunale anche a Firenze. E anche qui i fronti che si aprono sono molteplici.
Una delle inchieste che sta facendo più clamore riguarda il cosiddetto “cubo nero”, un controverso complesso edilizio di lusso sorto in Corso Italia, sulle ceneri del vecchio Teatro Comunale. L’edificio è aspramente criticato perché la sua sagoma scura e moderna svetta sopra i tetti del centro storico, in una zona tutelata dall’Unesco, alterando i cannocchiali ottici tradizionali. Pochi giorni fa, la Procura di Firenze ha notificato 12 avvisi di garanzia a dirigenti comunali, funzionari della Soprintendenza e rappresentanti della proprietà. Le ipotesi di reato includono falso ideologico, abuso edilizio e violazione del codice del paesaggio. L’indagine mira a verificare se i volumi effettivamente realizzati corrispondano a quelli autorizzati e se l’iter burocratico (approvato in tempi record, circa 17 giorni) abbia rispettato i rigidi vincoli paesaggistici dell’area.

A presentare un esposto affinché la magistratura indaghi sono anche i residenti di via San Gallo, sempre nel centro storico di Firenze. Qui stanno sorgendo due torri destinate a strutture ricettive turistiche che stanno letteralmente oscurando la luce alle case storiche presenti.
Anche quella zona si trova in area Unesco e i residenti non si capacitano di come un regolamento molto stringente possa invece aver autorizzato un progetto urbanistico così impattante.

Più in generale, a Firenze l’Amministrazione di centrosinistra e le proprie politiche urbanistiche sono finite sotto il fuoco sia di comitati di cittadini che della rettrice dell’Università.
In città, negli ultimi anni, sono sorti ben 12 studentati privati, considerati di lusso per i prezzi praticati, che spesso mascherano strutture ricettive. Il capoluogo toscano affronta una situazione di alta tensione abitativa, anche a causa del turismo (che registra costantemente nuovi record) e dell’aumento conseguente dei prezzi delle case, sia per l’acquisto che per l’affitto.

Bologna, dove il tema dell’urbanistica si intreccia con le infrastrutture e l’ambiente

Anche Bologna non è esente da fronti di battaglia su temi urbanistici, che sono stati anche infrastrutturali e continuano ad essere ambientali.
La grande vertenza cittadina si è estinta da sola e riguardava il Passante, l’allargamento di autostrada e tangenziale. Qui, sebbene la mobilitazione della cittadinanza sia stata corposa, lo stop al progetto è stato determinato dal governo nazionale e dall’assenza di fondi per realizzare l’infrastruttura.
I comitati di cittadini, però, hanno avuto un ruolo ben più attivo sulla vicenda delle autorizzazioni per la realizzazione di una decina di grandi palazzi. Mutuando l’esperienza dell’inchiesta milanese, un gruppo di comitati ha presentato un esposto che ha portato, nel luglio scorso, la Procura di Bologna ad aprire un fascicolo conoscitivo e a cominciare a indagare. Per i comitati il sospetto era quello che non siano state adeguatamente richieste ai costruttori le compensazioni previste per legge.

La peculiarità bolognese, però, riguarda i temi ambientali connessi a progetti urbanistici. I fronti aperti in città negli ultimi anni sono stati molteplici e hanno messo in difficoltà l’Amministrazione guidata da Matteo Lepore.
Quello più clamoroso è sicuramente il progetto urbanistico per la realizzazione delle nuove scuole Besta, nel parco Don Bosco. Il progetto prevedeva l’abbattimento di decine di alberi e il consumo di suolo per realizzare un nuovo edificio scolastico a fianco a quello esistente. Un comitato di cittadini ha portato avanti una durissima battaglia, che è sfociata anche in numerosi tensioni, che ha costretto la giunta ad abbandonare il progetto.
Il salvataggio di alberi è stato al centro anche di altre proteste, come quelle in piazza de l’Unità dove passerà la linea del tram. Più in generale, per scongiurare l’abbattimento di alberi per il tram il Comune ha modificato anche un progetto, quello in via Ferrarese.

Nelle ultime settimane, infine, si è aperto un fronte simile e sempre nel quartiere San Donato, dove insiste anche il parco Don Bosco. Ora, invece, è un altro parco al centro della contesa, il Mitilini-Moneta-Stefanini nel rione Pilastro.
Qui il Comune vorrebbe realizzare “Futura”, noto anche come MuBa, un museo delle bambine e dei bambini. Per farlo, ha disposto l’abbattimento di quattro grandi alberi e lo spostamento di altri recentemente piantumati come compensazione per la realizzazione di una nuova caserma.
Un comitato di residenti, denominato MuBasta, si oppone al progetto, in particolare all’abbattimento degli alberi e al consumo di suolo, che secondo il comitato sarà di 1300 metri quadrati.

Le rivendicazioni di chi contesta l’urbanistica del centrosinistra

Messe insieme, tutte le lotte contro l’idea di urbanistica che ha il centrosinistra laddove amministra sembrano bocciare quella che è una vera e propria cultura politica replicata in città diverse.
Da un lato, in particolare, si accusano le giunte e le amministrazioni di favorire i grandi gruppi di investimento finanziario, la speculazione edilizia e il turismo incontrollato a scapito della cittadinanza. In altre parole, il centrosinistra non utilizzerebbe a livello locale le leve in suo possesso per fermare gli squilibri sul mercato immobiliare e sull’accesso alla città che i capitali stanno provocando, spesso sostenendo che servirebbero leggi nazionali.

Dall’altro lato, le proteste riguardano il tema dell’ambiente, la funzione mitigante della crisi climatica degli alberi, i rischi connessi al consumo di suolo in territori che nel recente passato, con le alluvioni, hanno già pagato un prezzo salatissimo per l’impermeabilizzazione e la cementificazione.
Infine, le accuse rivolte alle Amministrazioni di centrosinistra riguardano anche il tema della partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nei progetti di trasformazione urbana. Per molti, infatti, i percorsi partecipativi messi in piedi si riducono a meri strumenti di ratifica di decisioni prese altrove.