L’inchiesta di Milano sul settore dell’urbanistica sembra aver innescato un giro di controlli anche in altre città. Almeno questa è la sensazione nell’apprendere che la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo in merito alla realizzazione di oltre dieci grandi palazzi in città per i quali i comitati di cittadini avevano presentato un esposto.
Al centro dell’atto dei comitati c’è il sospetto che non siano state adeguatamente richieste ai costruttori le compensazioni previste per legge per la realizzazione di grandi volumetrie e che ciò arrechi danno alla cittadinanza stessa.

Il fascicolo della Procura di Bologna dà seguito all’esposto dei comitati sui palazzoni

«Stiamo parlando di edificazioni molto imponenti che da cinque o sei anni crescono in città al posto di edifici molto più piccoli e molto più bassi», spiega ai nostri microfoni Andrea De Pasquale, ex consigliere provinciale del Pd e ora esponente del comitato “Bologna vuole vivere”.
Dai palazzoni delle Due Madonne alla Bolognina, passando per via Stalingrado, la realizzazione di grandi edifici è stata spesso accompagnata dalla nascita di comitati di cittadini che chiedevano conto al Comune dei progetti ma che, lamentano, hanno spesso trovato un muro.
«La via migliore è sempre quella del dialogo – aggiunge De Pasquale – ma l’Amministrazione ha snobbato questi comitati, ha dato risposte evasive, gli accessi agli atti sono stati sempre difficili e a volte gli esiti sono stati lacunosi. Quindi ci era rimasta solo la strada dell’esposto».

Ma cosa chiedono i comitati? Al centro dell’esposto c’è la richiesta di verificare se le autorizzazioni a costruire siano state corrette e se siano state rispettate le norme urbanistiche che prevedono compensazioni per il pubblico e la cittadinanza a fronte dei guadagni per il maggior valore delle costruzioni.
«Le compensazioni possono essere giardini, parcheggi o altri interventi – spiega l’attivista – E non ci sembra che siano stati realizzati. Per questo abbiamo chiesto che venga indagato se effettivamente tutto ciò che la cittadinanza doveva ricevere sia stato effettivamente richiesto agli attuatori e poi realizzato».

Gli esempi portati in Procura riguardano progetti di cinque o sei anni fa, che quindi non coinvolgono l’attuale Amministrazione. Ma De Pasquale osserva che il metodo non sembra essere cambiato: «Se percorriamo via Toscana scopriamo che al posto di una scuola che era alta due piani sta sorgendo un palazzo che è oltre dieci piani. Questo mi risulta un iter piuttosto fresco, quindi direi che la cosa nasce in passato, ma sta continuando».
Quanto all’effetto Milano, l’esponente di “Bologna vuole vivere” crede e spera che non si parli dello stesso tema. «Quello che si legge su Milano riguarda la corruzione e credo e spero che Bologna non conosca quest’esperienza. Quello che vorremmo capire è, limitatamente al rispetto della legge urbanistica, se sono stati rispettati i diritti dei cittadini oltre a quelli dei costruttori».

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