L’aggressione militare e il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti può essere letta in chiave finanziaria. Una lettura che viene proposta da Alessandro Volpi, docente dell’Università di Pisa e che aiuta a comprendere le mosse del presidente statunitense Donald Trump in un quadro più ampio, geopolitico e globale.
In particolare, Volpi si sofferma sul fatto che una quota significativa del debito estero del Venezuela, composto da bond sovrani e obbligazioni di Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato, sarebbe oggi detenuta da fondi e banche statunitensi.
L’analisi finanziaria di Alessandro Volpi sull’aggressione di Trump al Venezuela
L’analisi di Volpi parte dalla stima secondo cui tra il 35% e il 45% del debito venezuelano, pari a circa 100 miliardi di dollari, sia nelle mani di grandi operatori finanziari come Fidelity Investments, BlackRock, Goldman Sachs Asset Management, T. Rowe Price ed Eaton Vance.
Tali titoli sarebbero stati acquistati negli ultimi anni a prezzi fortemente ribassati, con l’idea che, in caso di un cambio di scenario politico guidato dagli Stati Uniti, potessero essere ristrutturati e convertiti in nuovi bond garantiti dalle future entrate petrolifere del Paese.
Nell’ipotesi, parte del debito potrebbe persino essere trasformata in partecipazioni o concessioni nei giacimenti del bacino dell’Orinoco, consentendo il rientro delle major energetiche statunitensi senza esborso immediato di liquidità.
La recente rimozione delle sanzioni commerciali ha contribuito ad accelerare questi movimenti: JPMorgan ha riammesso i bond venezuelani negli indici EMBI, spingendo nuovi flussi di capitale da parte dei fondi passivi. Nelle ultime 48 ore i volumi di scambio a New York hanno superato quelli dell’intero 2024, con i prezzi balzati dai 12–15 ai 45–50 centesimi per dollaro. In questa prospettiva, il debito venezuelano avrebbe funzionato come un “biglietto d’ingresso” nell’economia del Paese, costruito in previsione di una sua futura riconfigurazione politica ed economica.
L’attacco al Venezuela viene quindi letto come un atto gravissimo e illegittimo, che rivela la profonda crisi degli Stati Uniti: un debito federale fuori controllo, un indebitamento privato divenuto insostenibile, una deindustrializzazione messa in luce dalla competizione cinese, una finanza segnata da una bolla ormai al limite. In questo quadro, la scelta di puntare sul conflitto e sul controllo di risorse strategiche diventerebbe uno strumento per sostenere l’economia interna, proteggere la fragile architettura finanziaria e riaffermare il ruolo globale di Washington.
La serie di interventi militari degli ultimi anni – dallo Yemen alla Siria, dall’Iran alla Nigeria fino al Venezuela – può essere così interpretata come parte di una “mappa energetica” volta a presidiare aree chiave per approvvigionamenti e rotte di gas e petrolio. Lo stesso saldo legame con Israele verrebbe inserito in questa logica di controllo regionale e pressione sulle monarchie del Golfo. Parallelamente, la guerra in Ucraina avrebbe rafforzato la dipendenza energetica europea dagli Stati Uniti: prima del conflitto, le importazioni di gas statunitense rappresentavano circa il 5% del totale europeo, oggi sfiorerebbero il 25%; quelle di petrolio sono salite dall’8% a quasi il 20%, con prezzi più elevati. Una dipendenza che riduce i margini di autonomia dell’Unione Europea e rafforza la capacità di pressione di Washington nei teatri di crisi.
In questa chiave, l’offensiva in Venezuela rappresenta quindi la scelta definitiva di fare della guerra – accanto a dazi e strumenti finanziari – un mezzo per difendere la centralità del dollaro, garantire flussi di risorse dalle aree “colonizzate” e consolidare il controllo sugli approvvigionamenti energetici globali. Come nel 1971 l’agganciamento del dollaro al petrolio fu la risposta alla fine della convertibilità, oggi le guerre verrebbero intese come il tentativo di difendere un primato in declino, negoziando con Cina e Russia un multipolarismo fragile e conflittuale, destinato a restare instabile.
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