È cominciato questa mattina lo scambio di prigionieri tra Israele e Palestina, uno dei punti salienti dell’accordo di tregua della settimana scorsa. Hamas ha cominciato a rilasciare i primi 20 ostaggi del 7 ottobre 2023 e i trasferimenti proseguiranno nelle prossime ore fino a raggiungere il numero totale di 48.
Per contro Israele rilascia 1966 detenuti palestinesi che si trovavano nelle sue carceri, ma all’appello, nonostante le pressioni nelle trattative, manca il nome di Marwan Barghouti, che alcuni considerano il Mandela palestinese.

Chi è Marwan Barghouti e perché è considerato il Mandela palestinese?

Marwan Barghouti (nato nel 1959 nel villaggio di Kobar, vicino a Ramallah) è uno dei leader più influenti del movimento nazionale palestinese. Fin da giovane militante di Fatah, si distinse come attivista durante la prima Intifada (1987-1993) e divenne uno dei principali organizzatori locali del movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana. Deputato del Consiglio Legislativo Palestinese, Barghouti ha sempre sostenuto la creazione di uno Stato palestinese indipendente accanto a Israele, pur difendendo il diritto alla resistenza armata.

Nel 2002 fu arrestato da Israele e condannato all’ergastolo per il suo presunto coinvolgimento in attentati durante la Seconda Intifada, accuse che lui respinge definendosi prigioniero politico. Nonostante la detenzione, Barghouti è rimasto una figura carismatica e un simbolo di unità per molti palestinesi, capace di superare le divisioni tra fazioni. Il suo richiamo alla riconciliazione interna e alla resistenza civile gli ha valso l’appellativo di “Mandela palestinese”: come Nelson Mandela, è visto come un leader che lotta per la libertà del suo popolo pagando un prezzo personale altissimo.

Perché Israele ha rifiutato di liberare Marwan Barghouti?

«Israele si rifiuta di liberare non solo Barghouti ma anche Ahmad Sa’dat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – spiega ai nostri microfoni Raffaele Spiga della Campagna Bds – Questi personaggi sono molto popolari e la loro liberazione comporterebbe che si torni a discutere di uno Stato palestinese, cosa che Israele non vuole assolutamente e che ostacola con tutti i mezzi, incluse le invasioni non pacifiche dei coloni in Cisgiordania».
Nello specifico, Barghouti viene considerato un personaggio capace di unire le diverse fazioni palestinesi, che erano e sono anche oggi molto divise. Il suo carisma, quindi, spaventa Tel Aviv.

«Il mondo palestinese aspetta il ritorno di Barghouti con grande trepidazione – osserva Spiga – che forse è un po’ eccessiva, perché dal 2002, quando fu arrestato, le cose sono molto cambiate in peggio. Quindi non so se e quando sarà mai possibile una parvenza di Stato e una parvenza di riconoscimento del popolo palestinese come un popolo normale, che abbia gli stessi diritti degli altri».

ASCOLTA L’INTERVISTA A RAFFAELE SPIGA: