Era il 31 marzo 2025 quando il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, annunciò la sospensione delle relazioni politiche e commerciali con Israele. A ruota arrivò anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore con un annuncio analogo.
A oltre un anno di distanza un gruppo di realtà, come Campagna Bds, Giovani Palestinesi, Sanitari per Gaza e Coordinamento Stop Armi Porto di Ravenna sostiene che quelle relazioni non sono mai state sospese. Per questa ragione oggi tengono un sit-in in viale Aldo Moro, consegnano le firme raccolte con la petizione “Basta complicità” e presentano un’inchiesta sui Tecnopoli e una mappatura degli appalti Teva in Emilia-Romagna.

De Pascale e l’annuncio della sospensione delle relazioni con Israele

L’annuncio di de Pascale arrivò dopo quello della Puglia e prima di quello di altre Regioni. Il 31 marzo 2025 venne presa la decisione di sospendere le relazioni istituzionali col governo israeliano a causa del genocidio perpetrato a Gaza.
De Pascale invitò membri di giunta e dirigenti a interrompere i rapporti «anche con tutti i soggetti riconducibili al governo che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di porre fine al massacro in corso, fino a che il rispetto del diritto internazionale non venga ripristinato».
L’iniziativa di de Pascale venne seguita a ruota da quella di alcuni Comuni della regione, fra i quali Bologna e Rimini dove i sindaci, Matteo Lepore e Jamil Sadegholvaad, decisero un analogo provvedimento.

I rapporti fra lo Stato di Israele e la Regione Emilia-Romagna riguardano essenzialmente gli ambiti economici e culturali. Lungo la via Emilia le relazioni sono incentrate in modo particolare sull’innovazione industriale, l’automotive, l’agroalimentare e il biomedicale, ma anche i settori della ricerca, con il coinvolgimento di Università o altre istituzioni.
«Ciascuno di noi – disse allora de Pascale – è chiamato a fare quanto è nelle proprie possibilità, nel pieno rispetto delle leggi e delle competenze costituzionali, per contribuire a fermare le violenze in corso».

Le relazioni e le partnership che l’Emilia-Romagna mantiene con o per Israele

Il settore della ricerca è uno di quelli in cui le partnership con Israele sono rimaste in piedi o addirittura si sono estese. Il 20 ottobre 2025, ad esempio, a Forlì è stato presentato il progetto Eris (Emilia-Romagna Space) per lo sviluppo di tecnologie satellitari. Il progetto vede coinvolte Leonardo spa, la principale fabbrica di armamenti italiana, e la joint venture Thales Alenia. Leonardo spa lo scorso 1 ottobre è stata denunciata da un gruppo di giuristi alla Corte Penale Internazionale per la complicità nel genocidio in Palestina. Thales Alenia, invece, ha collaborato con la Israel Aerospace Industries per la fornitura di apparecchiature di comunicazione in radiofrequenza destinate a satelliti israeliani, ha lavorato con agenzie e società israeliane per lo studio e lo sviluppo della missione congiunta del satellite Shalom ed è stata oggetto di critiche e contestazioni da parte di attivisti e organizzazioni internazionali a causa di forniture di componenti destinate ai droni militari utilizzati dalle forze di difesa israeliane.

Nel mirino c’è anche l’azienda bellica israeliana Rafael, che fece parlare di sè per lo spot di un drone che colpiva un civile. Rafael risulta coinvolta nel progetto Undersec nel porto di Ravenna, finanziato dai fondi europei Horizon. A denunciare il progetto fu la giornalista Linda Maggiori.
C’è poi la questione del consorzio Anser, il consorzio aerospaziale della Regione Emilia-Romagna, che al suo interno ha aziende del settore della difesa o che sviluppano tecnologie dual use (utilizzabili sia per il settore civile che per quello militare) e che lavorano come fornitori diretti o partner di grandi colossi della difesa come Leonardo spa.

RIASCOLTA L’INTERVISTA A LINDA MAGGIORI:

I rapporti con Leonardo spa, che a sua volta collabora con Israele, sono al centro del dossier che riguarda i Tecnopoli. La società bellica ha una partnership diretta nel Tecnopolo di Bologna, che era stata raccontata in un articolo pubblicato da Altreconomia e firmato a quattro mani dai giornalisti Giuditta Pellegrini e Salvatore Papa.
In generale nel settore della ricerca la situazione vede spesso triangolazioni di collaborazioni, cioè non progetti svolti direttamente con Israele, ma con enti e società che a loro volta collaborano con Tel Aviv, e il tema del dual use.

Nel settore sanitario, invece, persisterebbero delle relazioni con Israele attraverso Teva. La multinazionale israeliana è leader nel settore dei farmaci equivalenti e in Emilia-Romagna avrebbe in essere diversi appalti con il sistema sanitario per importi di milioni di euro.
Ma le collaborazioni con Tel Aviv non risparmiano neanche altri settori, ad esempio quello fieristico.

RIASCOLTA L’INTERVISTA A GIUDITTA PELLEGRINI E SALVATORE PAPA:

Gli impegni disattesi della Regione Emilia-Romagna e la petizione “Basta complicità”

«Le Regioni e i Comuni, in quanto organi dello Stato, non hanno solo un dovere etico, ma anche giuridico nel non contribuire alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale», sottolinea ai nostri microfoni Mario della Campagna Bds.
In particolare, l’attivista ricorda che nella passata legislatura l’Assemblea Legislativa aveva approvato un ordine del giorno che chiedeva l’introduzione di criteri etici nel sistema degli appalti pubblici regionali, ma che l’iniziativa non aveva avuto seguito.
Una risoluzione simile è stata approvata lo scorso 27 dicembre e prevedeva, in particolare, l’esclusione di aziende coinvolte nella violazione dei diritti umani dagli appalti pubblici, in particolare in ambito sanitario. «Entro 60 giorni doveva essere redatto un regolamento – sottolinea l’attivista – ma ancora non è stato completato. Pare che ci stiano lavorando, staremo a vedere quali saranno i risultati».

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Per incalzare la Regione a passare dalle parole, più precisamente dalle dichiarazioni di principio, ai fatti è nata anche la petizione “Basta complicità”, che dal novembre scorso ha raccolto le firme in Emilia-Romagna per fare pressioni su viale Aldo Moro affinché interrompesse davvero, nel concreto, i rapporti con Israele.
«La petizione è nata nel contesto delle proteste per il transito di armi nel porto di Ravenna – spiega ai nostri microfoni Leonardo Biguzzi, uno dei promotori – Da lì è nata la necessità di fare pressione per mettere fine a tutto ciò. Da lì si sono incrociate altre istanze legate alla Palestina e si è fatto sintesi di proposte con il filo comune del ruolo che la Regione può avere in diversi campi».

Oltre allo stop ai progetti e alle collaborazioni fin qui elencati, la petizione chiede di aprire un dialogo con l’Ufficio Scolastico Regionale per fermare quei progetti didattici che normalizzano la guerra e l’istituzione di un osservatorio regionale per il rispetto della legge 185/1990 sull’export di armi.
«Le firme raccolte sono circa 11mila e ci sembra un buon risultato considerando che non abbiamo avuto il supporto di grandi partiti o organizzazioni sindacali e che il tema non riguarda in maniera diretta la vita delle persone, come potrebbe essere l’alluvione che c’è stato in Romagna», commenta Biguzzi.

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