A Bologna è già diventato argomento di discussione e, talvolta, di polemichette, ma probabilmente ciò è dovuto alla nomenclatura giornalistica che è stata data alla proposta, che ha semplificato e banalizzato quella che invece è una soluzione già adottata in altre città e basata su criteri dell’ingegneria idraulica.
Stiamo parlando del “tubone”, ma sarebbe appunto meglio dire galleria scolmatrice o scolmatore, che dovrebbe essere realizzato per evitare i gravi problemi e gli allagamenti verificatisi a causa del torrente Ravone nel quadrante sudoccidentale di Bologna in occasione delle alluvioni degli anni scorsi.
Il torrente Ravone e il problemi a Bologna durante le alluvioni
Dopo i fenomeni estremi del maggio 2023 e dell’ottobre 2024 il torrente Ravone sembra essere diventato un incubo per un’intera zona di Bologna. Oltre a presentare le dinamiche tipiche dei torrenti montani, con periodi dell’anno contraddistinti da secche o quasi e flussi impetuosi in occasione di precipitazioni intense, il Ravone presenta un ulteriore problema dettato dalle scelte urbanistiche del passato. Quando raggiunge la città, infatti, il torrente è tombato, costretto in condutture che passano sotto strade e palazzi.
L’effetto più lampante della tombatura si è visto nel maggio 2024, quando la pressione dell’acqua fece esplodere un pavimento di un negozio.

La costrizione del torrente, la velocità dell’acqua che scende dal colle e la quantità della stessa dovuta a fenomeni atmosferici intensi rende il torrente Ravone un pericolo per la sicurezza in città. Per questa ragione, dopo gli eventi degli anni scorsi, si è reso necessario immaginare soluzioni affinché gli allagamenti e i problemi presentatisi non si ripetessero più.
Inizialmente si era pensato a ciò che la logica porta a pensare e che in alcuni contesti è la soluzione adottata: la realizzazione di casse di espansione o vasche di laminazione. Si tratta di terreni allagabili in cui può essere contenuta l’acqua in eccesso durante piene pericolose.
«La conformazione stretta della valle – spiega ai nostri microfoni Federico Grazzini, meteorologo e vicepresidente del Quartiere Porto-Saragozza – rendeva insufficiente quella soluzione, perché lo spazio per vasche di laminazione non avrebbe comunque potuto contenere l’acqua in eccesso che abbiamo registrato nell’ottobre 2024».
Cos’è il “tubone” per il Ravone
Anche se la stampa lo ha definito “tubone”, lo strumento pensato per garantire la sicurezza idraulica del torrente Ravone è in realtà una galleria scolmatrice. Il suo funzionamento, spiega Grazzini, «è analogo al troppopieno dei lavandini, quella feritoia che, quando il lavandino si riempie, fa defluire una parte di acqua direttamente nello scarico».
Per il Ravone funzionerebbe allo stesso modo: in caso di piene eccezionali e pericolose, la parte eccedente alla portata sicura del torrente verrebbe convogliata in una galleria sotterranea che la porta direttamente nel fiume Reno.
A differenza degli scambi idrici che, ad esempio, ci sono tra il lago Brasimone e il lago di Suviana attraverso dei veri e propri tuboni verdi, per il Ravone non sarebbe praticabile una soluzione esterna. «Mentre il Brasimone è più in alto di Suviana, per il Ravone c’è il problema del colle di San Luca che dovrebbe essere attraversato e l’acqua ovviamente dovrebbe avere una pendenza, sostanzialmente in discesa», spiega Grazzini.
Di qui la necessità di costruire una galleria sotterranea, per la cui realizzazione servirebbero comunque dieci anni e un centinaio di milioni di euro.
Al momento lo scolmatore per il torrente Ravone è solo un’idea che è stata comunicata ufficialmente la settimana scorsa in una commissione straordiria alla presenza del sindaco di Bologna Matteo Lepore e del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.
Per vedere se è effettivamente praticabile sarà ora necessario effettuare analisi geologiche lungo il tragitto che la galleria scolmatrice dovrebbe percorrere. Dopodiché occorre realizzare un progetto dettagliato, verificare la copertura economica dell’intervento e cominciare una lunga cantieristica.
Come si è arrivati a individuare una galleria scolmatrice come soluzione per il torrente Ravone
Per arrivare alla decisione di realizzare il “tubone” è stato realizzato uno studio di dettaglio in collaborazione fra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, al quale ha partecipato anche Arpae.
Molto importanti, in particolare, sono stati i dati forniti proprio da Arpae. «Fino a dieci anni fa – sottolinea Grazzini – non c’erano dati né misurazioni sui torrenti collinari. Quindi è stato utile in questo decennio avere installato le stazioni e aver costruito una piccola climatologia di dieci anni di piogge e di portate».
Lo studio si basa quindi su una modellazione accurata del corso d’acqua. Ricostruendo le piogge del 19 ottobre 2024 e quanta acqua è transitata dentro il torrente, ma anche simulando delle possibili soluzioni, si è arrivati ad individuare nella galleria scolmatrice la soluzione più adatta per fronteggiare fenomeni meteorologici estremi sempre più ricorrenti e probabili in futuro.
Secondo il meteorologo, infatti, il “tubone” dovrebbe rappresentare una soluzione per almeno 50-70 anni, non un intervento palliativo nel presente.
Gli scolmatori dei fiumi e dei torrenti non sono una soluzione nuova. Si tratta di strumenti di ingegneria idraulica utilizzati spesso in contesti dove l’urbanizzazione impedisce di individuare soluzioni più “naturali”, ad esempio in casi di tombature di insediamenti residenziali.
Proprio gli scolmatori, infatti, sono stati utilizzati come antidoto ai continui e gravissimi problemi che si sono manifestati in passato a Genova, città in cui i torrenti montani hanno provocato alluvioni, devastazioni e morti. Scolmatori di grande portata, in particolare, sono stati realizzati sul torrente Bisagno e sul torrente Fereggiano.
ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICO GRAZZINI:







