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Trattativa, "Testimonianza Napolitano banco di prova per la democrazia"

Il Capo dello Stato testimonia oggi nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia


di Francesco Ditaranto
Categorie: Giustizia
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E' cominciata alle 10.00 in una sala del Quirinale vietata alla stampa, la deposizione del Presidente della Repubblica nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia. Assenti anche gli imputati, tra i quali l'allora capo di Cosa Nostra, Totò Riina e l'ex-ministro degli Interni, Nicola Mancino.

E' il giorno della testimonianza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel processo sulla cosiddetta "trattativa Stato-Mafia", che avrebbe avuto luogo vent'anni fa, dopo l'assassino di Falcone e Borsellino. L'udienza cominciata questa mattina un una sala del Quirinale, blindata e vietata alla stampa è cominciata alle 10.00 del mattino.L'intera deposizione del presidente sarà registrata e trascritta per restare a disposizione della Corte.

Tanti gli interrogativi e tanta l'attesa per una testimonianza attesa a lungo, e al centro delle polemiche per la distruzione delle intercettazioni dei dialoghi tra lo stesso Napolitano e l'allora ministro degli interni,e ora imputato, Nicola Mancino.

"Ci sono luci ed ombre in questa vicenda. La luce è rappresentata dal fatto che si affermi il principio per il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e alla magistratura, e, qualora si dovesse ritenere utile per l'accertamento della verità, anche il Capo dello Stato deve essere sentito come testimone." dice ai nostri microfoni, Antonio Ingroia, ex-magistrato ed ex-procuratore aggiunto a Palermo.

"Le ombre però, sono tante.  C'è una strettoia -continua Ingroia- entro la quale è costretto l'accertamento verità. Tra il conflitto d'attribuzione e la ragion di stato, ci sono tante anomalie. Una è la distruzione delle intercettazioni, altra anomalia è l'assenza di imputati e stampa. E' una sorta di camera oscura fuori dalla chiarezza e trasparenza cui tutti i cittadini hanno diritto.

"Putroppo -spiega l'ex-magistrato- non sono ottimista. E' già prevalsa la ragion di stato ed è evidente che prevarrà dal tono della lettera di Napolitano alla Corte, nella quale il presidente dice di non avere nulla da dire rispetto alla lettera di Loris D'Ambrosio (il consigliere giuridico di Napolitano, che si suicidò lasciando una lettera nella quale faceva riferimento alla trattativa tra la mafia e pezzi dello Stato,ndr). Io ricordo quella lettera, da procuratore aggiunto fui io a leggerla per primo -racconta ancora Ingroia- saltai sulla sedia perchè costituiva una sorta di confessione parziale da parte di D'ambrosio, purtroppo nota soltanto post-mortem."

"O il presidente -considera l'ex-procuratore, con riferimento alla posizione di Napolitano- vuole in qualche modo smentire il contenuto di quella lettera, o vuole ancora alludere alle sue prerogative presidenziali, ritenendo che quello fosse un colloquio tra un Presidente della Repubblica e il suo consigliere giuridico, e dunque, coperto dal segreto di stato. Se così fosse si tratterebbe di una sconfitta per la democrazia."

"E' stata -ricorda Antonio Ingroia- la stagione più buia della nostra storia recente. Come si è scoperto, lo Stato che apparentemente faceva la voce grossa con la mafia, segretamente, dietro le quinte, con alcuni suoi emissari scendeva a patti e trattava con dei criminali sanguinari. E' una verità indicibile, è una verità difficile, ma questo è il banco di prova di una vera democrazia, quando, cioè, sa affrontare a viso aperto le verità più scomode, e poi trae le conseguenze delle responsabilità, non solo quelle penali e giudiziarie, ma anche quelle etiche e politiche."


Ascolta l'intervista ad Antonio Ingroia

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