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La fabbrica rigenerata sotto sgombero per ordine di Unicredit

La storia di RiMaflow, la fabbrica occupata che dà lavoro a 120 persone.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Movimento
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La RiMaflow di Trezzano sul Naviglio

Da una fabbrica fallita, con un imprenditore polacco che compra e delocalizza, e 330 lavoratori lasciati a casa, è nata invece una fabbrica rigenerata, occupata dai lavoratori, che ha creato 120 posti di lavoro. È la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, che domani rischia lo sgombero perché Unicredit, proprietaria dell'immobile, non vuole regolarizzarla. L'intervista a Gigi Malabarba.

Poteva essere una storia come tante altre, con una fabbrica in bancarotta, un imprenditore che l'acquista a prezzo stracciato e trasferisce in Polonia la produzione e 330 lavoratori licenziati.
Invece la vicenda di Maflow di Trezzano sul Naviglio ha assunto una direzione diversa, con un'occupazione da parte degli operai, la rigenerazione della fabbrica sul modello argentino e la creazione di 120 posti di lavoro grazie al mutualismo e all'autorganizzazione.
Ora, però, questa storia rischia di finire malamente per colpa di una banca, la Unicredit, che è proprietaria dell'immobile e vuole sgomberarlo.

"Tutto comincia nel 2009 - racconta ai nostri microfoni Gigi Malabarba, un passato da parlarmentare di Rifondazione Comunista - quindi quasi dieci anni fa, quando la Maflow va in bancarotta. Si è presentato un imprenditore polacco che ha fatto finta di rilanciare il sito produttivo, ma in due anni, dopo aver tenuto 80 lavoratori e lasciato in cassintegrazione gli altri 250, licenzia tutti e delocalizza".
È a quel punto che una quindicina di operai licenziati, capeggiati da Massimo Lettieri, sindacalista Cub, decide di occupare la fabbrica e rigenerarla, sulla scia di quanto è accaduto con la crisi argentina.

Oltre al nucleo iniziale di operai, nel tempo arrivano artigiani, disoccupati di altre fabbriche, pensionati e nel giro di sei anni RiMaflow riesce a creare 120 posti di lavoro. Il tutto attraverso un'attività produttiva che fa del riuso e del riciclo il proprio punto di forza.
"Fin da subito abbiamo chiesto ad Unicredit, proprietaria dell'immobile, di regolare la nostra posizione, perché siamo tuttora in occupazione - sottolinea Malabarba - Per un periodo Unicredit ha fatto finta di discutere con noi, attraverso un tavolo di negoziato in Prefettura".

Un anno fa, però, la banca ha abbandonato il tavolo e chiesto lo sfratto per RiMaflow. O meglio: ha chiesto lo sfratto per l'immobiliare Virum, che aveva in leasing l'edificio, che da quando è fallita la fabbrica non ha più potuto pagare. L'istituto finanziario, quindi, ha avviato la procedura per arrivare a sgomberare lo stabile.
Domani i lavoratori di RiMaflow dovranno fronteggiare il secondo sfratto esecutivo con forza pubblica, dopo aver ottenuto un rinvio lo scorso 19 settembre.

Come se non bastasse, la cooperativa RiMaflow è stata coinvolta in un'inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti, che ha portato prima in carcere e poi ai domiciliari il suo presidente, Massimo Lettieri.
"Noi respingiamo al mittente ogni accusa e chiediamo la liberazione di Massimo - afferma Malabarba - Non è pensabile che un'esperienza nata per sottrarre alla 'ndrangheta il traffico di rifiuti, venga accusata di cose così infamanti".

Domattina, giorno in cui è atteso l'arrivo dell'ufficiale giudiziario con le forze dell'ordine pronte ad eseguire lo sgombero, i lavoratori si sono dati appuntamento alle 8.00 e hanno chiamato a raccolta quanti credono nelle forme di mutualismo e solidarietà e nell'esperienza di RiMaflow.
Ciò che chiedono è di riaprire il tavolo in Prefettura e di arrivare a un accordo che, dopo un periodo di comodato d'uso gratuito, possa portare alla corresponsione di un affitto per rimanere nello stabilimento di Trezzano sul Naviglio.

"Non si tratta di una questione di ordine pubblico - insiste Malabarba - ma è una questione sociale e politica". Dopo i 330 licenziamenti e la creazione, invece, di 120 posti di lavoro, non è pensabile che l'esperienza di RiMaflow venga spazzata via in questo modo.
Grande assenti in tutta questa vicenda sembrano essere le istituzioni che, se non si sono dimostrate troppo timide, sono state apertamente contrarie all'esperienza. Primo fra tutti il Comune di Trezzano sul Naviglio, il cui vicesindaco è esponente della stessa Unicredit.

"Quello che però ci ha sorpreso - conclude l'ex parlamentare di Rifondazione - è che abbiamo trovato forze sociali, anche di percorsi distanti dal nostro, schierarsi al nostro fianco, come ha fatto la Caritas".
Un fronte sociale inedito, che fa della solidarietà e del mutualismo i propri punti di forza.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIGI MALABARBA:

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