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Il presidente di Rosario Crocetta ha ieri dichiarato che 48 ex-Pip della Social Trinacria erano in realtà dei reclusi per reati di estorsione, detenzione e spaccio stupefacenti, favoreggiamento di Cosa nostra, associazione a delinquere di stampo mafioso.

Crocetta denuncia che 48 dei 3150 ex-Pip della Social Trinacria, invece di andare a lavorare si trovavano in galera. Ingroia è commissario la società Sicilia e-Servizi allo scopo di eliminare infiltrazione mafiosa.

Di certo una consolazione in questa ennesima grave notizia in un’Italia sempre più colpita dalla crisi è che la denuncia sia arrivata direttamente dal Presidente della Regione, cosa che assai difficilmente sarebbe potuta accadere durante l’amministrazione Lombardo o Cuffaro.

Parlando di Cuffaro (o per meglio dire del suo lascito) è sempre di ieri la notizia della proposta di Antonio Ingroia, ex pm della procura di Palermo e ora leader di Azione Civile, a Commissario della società di gestione Informatica Sicilia e-Servizi, chiusa lo scorso 14 luglio dopo essere stata messa sotto indagine dall’Unione Europea dopo l’ennesima richiesta (2,5 milioni di Euro) di finanziamenti con la seguente  motivazione:”trasferire i dati informatici di tutta la Regione dalla Valle d’Aosta alla Sicilia”, motivazione che farebbe ridere se non fosse tragica nel suo essere ridicolo.”Ma perché i nostri dati sono finiti al Nord?”, ha chiesto (giustamente) Luca Bianchi, l’assessore all’Economia, e in attesa di risposta si è deciso di chiudere la Società. Proprio Ingroia in un’intervista dichiara: “La società venne creata in passato dall’ex Presidente della Regione, Salvatore Cuffaro – dice ancora Ingroia – che guarda caso oggi sta scontando in carcere una pena definitiva per mafia. E’ un sintomo molto significativo. Al di là delle sue funzioni, la società e-Servizi è un carrozzone politico-clientelare dove sono accaduto fatti gravissimi”.

Fatti gravissimi,appunto, a cui sembra che l’amministrazione regionale voglia reagire seriamente al fine di contrastare un macrofenomeno, quello mafioso, non solo con l’uso delle forze armate: come diceva Giovanni Falcone “la mafia sarà uccisa da un esercito di insegnanti”, intesi come tutti coloro che agiscono giorno dopo giorno sulla vita delle persone portando un messaggio, un messaggio che uno Stato diverso è possibile. Una buona notizia dalla Sicilia,un buon esempio che anche noi dovremmo imparare per non nascoderci il fatto che la mafia è anche qui al Nord, molto più in alto nella burocrazia di quel che si pensa.

Stefano Bossi