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Per la prima volta il Parlamento italiano calendarizza la discussione sul tema dell’eutanasia. A marzo in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare di Eutanasia Legale. Dopo il caso di Dominique Velati e l’autodenuncia dei Radicali, ora l’importante è parlare del tema.

Per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, è stata calendarizzata la discussione sul tema dell’eutanasia. A marzo si aprirà la discussione sulla proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal comitato Eutanasia Legale, che vede come promotori l’associazione “Luca Coscioni” e i Radicali.
Questi ultimi, poco prima della fine dell’anno, si sono autodenunciati per aver aiutato Dominique Velati, malata terminale di cancro, ad andare in Svizzera per accedere all’eutanasia. Un gesto di disobbedienza civile, dal momento che la legge italiana vieta anche il favoreggiamento al suicidio. Un gesto per aprire un dibattito su un tema che è sempre stato un tabù in Italia.

“Siamo consapevoli che la calendarizzazione può slittare e che non è automatica l’approvazione della legge – osserva ai nostri microfoni Marco Cappato dei Radicali e di Eutanasia Legale – ma rispetto a 3 anni fa, quando tutti sostenevano che il tema non sarebbe mai approdato in Parlamento, ora abbiamo una calendarizzazione e un intergruppo parlamentare di più di 220 persone”.
L’alto numero di parlamentari interessato al tema, del resto, corrisponde alla sensibilità nel Paese, dove i sondaggi continuano a dare un’ampia maggioranza di persone favorevoli ad una legge sul fine vita. Alcune indagini demoscopiche dimostrano addirittura che il 52% dei credenti praticanti e il 75% degli elettori di un partito conservatore come la Lega Nord vorrebbero una legge sull’eutanasia.

Il testo presentato da Eutanasia Legale, in realtà, è molto semplice. “Si tratta di una semplice depenalizzazione dei reati che esistono e per i quali non chiediamo l’abrogazione – spiega Cappato – Quello che chiediamo è che non vengano incriminati i medici che, di fronte a reiterate richieste da parte di malati terminali e previo il parere di un medico, aiutino le persone ad alleviare la sofferenza degli ultimi giorni della loro vita”.
Un’opzione che, sottolinea il radicale, lascia libertà di scelta anche di non accedervi, come avviene per altri temi, come ad esempio l’aborto.

Anche qualora la discussione parlamentare cominciasse davvero, ci sono però i margini per arrivare ad un’approvazione con l’attuale Parlamento? “Se guardassimo la situazione a bocce ferme dovremmo dire di no – risponde Cappato – ma le molte storie di vita personale raccontateci dagli stessi parlamentari dell’intergruppo ci fanno confidare in una risposta positiva”. Per l’esponente della “Luca Coscioni”, infatti, il problema è rappresentato dal tappo posto dai capi di partito che, per la necessità di governare i propri uomini, impongono la linea e la disciplina di partito. “Se il tema verrà lasciato alla libertà di coscienza dei singoli parlamentari, abbiamo buone speranze che la legge venga approvata“.