Lo Zed Festival porta a Bologna la videodanza come specchio delle trasformazioni sociali e tecnologiche. Tra realtà virtuale, cinema e danza contemporanea, il festival esplora corpo, memoria e conflitto, con un contest internazionale ed opere interattive tutto ad accesso gratuito.
Cinque giorni di arte ibrida dall’1 al 5 luglio 2026, dove lo Zed tornerà a animare la città con una programmazione itinerante tra Le Serre dei Giardini Margherita, il MAMbo e il Cinema Odeon.

Così il festival, giunto alla ottava edizione, si propone come laboratorio di sperimentazione tra danza, cinema e nuove tecnologie. Nasce nel 2019 per promuovere dei cicli di eventi unici e multiformi declinati nella relazione tra schermo e corpo danzante. Ad oggi è punto di riferimento della videodanza e delle sue espressioni sull’intero territorio nazionale con una formula insolita, empatica ed innovativa.
Ci guida Mario Coccetti, direttore artistico, che spiega: «La videodanza è una disciplina ibrida, che unisce la danza contemporanea al linguaggio cinematografico, dal montaggio al sonoro, fino alla realtà virtuale». Un corpo in trasformazione — fisico, digitale, collettivo — è il filo conduttore di questa edizione.

Zed, un festival itinerante e accessibile

Zed Festival non ha una sede fissa: «Abbiamo volutamente allargato la programmazione in più spazi possibili», spiega Coccetti. Le Serre dei Giardini Margherita (cuore verde della città), il MAMbo (tempio dell’arte moderna) e il Cinema Odeon (storico spazio cinematografico) ospiteranno proiezioni, installazioni XR e performance interattive.
L’orario è 18:30-23:30, per consentire a tutti — lavoratori, studenti, turisti — di partecipare. «Si può entrare liberamente, senza prenotazione, nella massima libertà», sottolinea Coccetti. Un segno della volontà di rendere accessibile veramente a tutti il festival.

Il programma del 2026 non è solo arte, ma anche narrazione sociale. Tra le opere più attese:

Front Row di Miriam Gutman (1 luglio): il racconto di un soldato ucraino che, dopo aver perso le gambe in guerra, riscopre la danza in una compagnia nazionale. «Un film straordinario su come gli esseri umani trovano la forza per ricominciare a vivere», dice Coccetti.
The Sea di Douglas Rosenberg (5 luglio): un lungometraggio in bianco e nero che esplora l’invecchiamento maschile e la ricostruzione dell’identità attraverso il corpo.
Collective Body (1-5 luglio): un’esperienza in realtà virtuale dove il pubblico interagisce con avatar creati dal proprio movimento, scardinando l’idea di fruizione individuale dell’XR.
Flash Orchestra di Paolo Capobianco (4 luglio): un DJ set visuale/sonoro in cui i ritmi biometrici degli spettatori modificano l’opera in tempo reale

Il contest: una finestra sul mondo della videodanza

Il contest internazionale di Zed Festival, alla sesta edizione, è un termometro delle tendenze globali. «Ogni anno selezioniamo 15-17 film, per un totale di due ore di programmazione suddivise in due serate», spiega Coccetti. I premi sono assegnati da:
• Una giuria esterna (esperti di cinema, danza, critica).
• Una giuria speciale (studenti del DAMS di Bologna e Torino).
• Il premio del pubblico, «il più importante», che invita tutti gli spettatori a partecipare attivamente.

Un’opportunità per giovani artisti, ma anche un modo per mappare come la videodanza viene interpretata in diversi contesti culturali.

Tecnologia e partecipazione: la videodanza come esperienza collettiva

Zed Festival non si limita alla proiezione passiva. Opere come Collective Body e Flash Orchestra coinvolgono il pubblico in processi creativi, trasformando lo spettatore da fruitore a co-autore.
«Abbiamo cercato di accogliere tutte quelle esperienze che raccontano la trasformazione del corpo, sia in senso biologico che digitale», spiega Coccetti. La realtà virtuale, in particolare, non è solo uno strumento, ma una metafora della società contemporanea, dove identità e relazioni sono sempre più ibride e fluide.

Alla sua ottava edizione Zed è più di un festival: è un laboratorio di idee su corpo, tecnologia e società.
Tra videodanza, XR e contest internazionali, Bologna si conferma come capitale della cultura ibrida. La sfida resta quella di rendere la cultura davvero accessibile — non solo gratuita, ma anche inclusiva e partecipata.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARIO COCCETTI: