Capire cos’è l’Intelligenza Artificiale e quali effetti ha sulla nostra vita è un tema che abbiamo affrontato quasi ogni settimana. Nella diretta di venerdì 15 maggio ci siamo tornate con l’ultima intervista di un nuovo format che ha caratterizzato questa stagione di Cult News, e di cui vi avevamo dato anticipazione, “Perché ce l’AI”: un ospite in diretta, professionista del settore, ci racconta come il mondo culturale si sta formando all’utilizzo virtuoso di questi strumenti. Ospite della diretta di venerdì 15 maggio è stato Luca Baraldi, consulente e formatore nel settore dell’innovazione tecnologica e dell’informazione in ambito culturale. Da oltre vent’anni, supporta aziende, fondazioni e istituzioni nell’elaborazione di strategie di transizione digitale, strategica e organizzativa, con un focus su platform economy e sistemi di potenziamento cognitivo. È docente invitato di Etica dei dati ed Etica dell’AI in numerose università e istituzioni di formazione. È membro dello Steering Committee del Joint Focus Group on AI creato da EIT e European Digital SME Alliance. È membro del comitato di redazione di Mangrovia e columnist su geopolitica, cultura e tecnologia per Atlantis Magazine.
“Sono stato invitato come docente nel programma di Dicolab – a cui hanno partecipato anche G-Lab, Fondazione Golinelli, BAM Strategie Culturali e Sineglossa – perché è un momento storico in cui c’è bisogno di mettere assieme tanti punti di vista diversi: mai come ora abbiamo di fronte una montagna di fogli bianchi e stiamo cercando di capire la direzione” racconta Baraldi. “Chi è convinto di riuscire a tracciare una traiettoria precisa sta mentendo. Perché siamo tutti in una fase esplorativa, siamo di fronte a una tecnologia così performante, così pervasiva che effettivamente presenta una quantità di variabili enorme. Per questo è così importante tornare a farsi le domande forse più originali, più profonde, sull’esistenza e sul senso che vogliamo attribuirle”.
Dunque, la pluralità di prospettive che contribuiscono all’offerta formativa di HUB Emilia-Romagna e Marche è stata voluta perché “oggi più che mai il tema dell’intelligenza artificiale è un tema tecnologico, certamente, ma altresì è un tema antropologico, culturale, politico nel senso più ampio” prosegue Baraldi, che da vent’anni si occupa di quei “temi di soglia che intersecano geopolitica, trasformazione sociale ed economia delle piattaforme. In altre parole, in che modo le piattaforme digitali, e negli ultimi 10 anni l’intelligenza artificiale, trasformano il mondo. Lavorare a livello internazionale, prevalentemente tra Europa e America Latina, e negli ultimi due anni molto in Africa, mi ha permesso di mettere assieme prospettive diverse che mi consentono di destrutturare, delegittimare un po’ la nostra convinzione di avere la visione più lunga, la visione più matura; una convinzione che ci rassicura la sera quando andiamo a dormire, ma che tende anche ad ingannarci, a farci vedere solo un pezzetto di mondo”.
Invitando ad alzare lo sguardo dal nostro ombelico, Baraldi ci indica l’impatto dello sviluppo e delle applicazioni dei LLM in quelle zone del mondo che persistiamo ad ignorare. Considerare questi aspetti nell’analisi dell’evoluzione dell’IA significa avere un quadro più completo rispetto a cosa sono e come sono sviluppati questi strumenti; significa valutarli anche sotto l’aspetto etico.
“Ci piace sentirci dalla parte dei buoni; essere quelli che hanno capito qual è la cosa giusta da fare. In verità, questo atteggiamento tenta di celare una gerarchia di potere molto chiara. Quando si parla di intelligenza artificiale, solitamente si dice che gli Stati Uniti innovano, la Cina imita e l’Europa regolamenta. Nessuno dice mai che l’America Latina e l’Africa, pagano. Le filiere dell’intelligenza artificiale sono estese in tutto il mondo e stanno ridefinendo gli equilibri commerciali ed economici. Da essi stanno emergendo nuove forme di schiavitù, di sfruttamento, di estrattivismo. Parlare di etica dei dati significa interrogarsi su cosa significhi buono, saggio e virtuoso, per chi, da quale punto di vista. Quindi, in un certo senso, la sfida che cerco di portare avanti è quella di sporcare un po’ il concetto di etica. Non è una categoria a campiture piatte, ma è sempre una valutazione dei punti d’equilibrio tra i prezzi da pagare e i vantaggi che si possono generare” spiega Baraldi.
Mettere in discussione i buoni propositi vantati dalle maggiori compagnie di sviluppo dell’IA come OpenAI e Claude si rivela anche un lavoro di conservazione del senso delle cose. “La grande sfida che affrontiamo tutti i giorni” dice Baraldi “è l’eccesso di rumore, il sovraccarico informativo. In una condizione di fortissima imprecisione semantica e linguistica, in generale. L’imprecisione nella scelta delle parole genera opacità, e nell’ambiguità anche il senso della verità è molto più manipolabile, molto più sfumabile e si ha in un certo senso la sensazione di poter piegare meglio la realtà a proprio vantaggio. Governare il linguaggio permette una ricerca del punto d’equilibrio tra il senso del possibile e il senso del reale; tra la fatica della quotidianità e il modo in cui riusciamo a immaginare le cose. Averne il controllo, come sta succedendo oggi con le piattaforme di IA, che di fatto colonizzano il modo in cui parliamo, il modo in cui formuliamo i pensieri, significa inibire la libertà di inventare parole diverse, combinazioni di parole diverse, e quindi limita molto la possibilità di creare mondi alternativi”.
Se pensiamo ai meccanismi alla base del funzionamento di questi strumenti, è chiaro qual è il rischio di impoverimento del linguaggio. “L’IA è una tecnologia di ottimizzazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che mette insieme e funziona su base probabilistica. Significa perdere le anomalie e le sfumature, perché le sfumature sono fuori da ogni logica di ottimizzazione. In una logica ottimizzata dal punto di vista del linguaggio, ma anche dal punto di vista della produzione creativa del ragionamento, della spiritualità, dell’emozionalità significa di fatto operare con una tavolozza con i colori primari e basta. E significa quindi inibire ogni possibile produzione, creazione, riflessione al di fuori degli schemi. In una logica di ottimizzazione non sarebbe esistita nessuna forma d’arte al di fuori del realismo. Ci saremmo persi Chagal, ci saremmo persi tutto quello che rimescola le categorie; forse quello di cui abbiamo bisogno”.
Il format di Cult News, “Perché ce l’AI”, è stato pensato in occasione del terzo semestre di Dicolab. Cultura al digitale, il sistema formativo promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library nell’ambito del PNRR Cultura 4.0, realizzato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU.
Dicolab si sviluppa in Hub territoriali, come l’hub Emilia-Romagna e Marche, luoghi fisici di incontro per realizzare attività formative gratuite, certificate e in presenza e promuovere sinergie tra operatori locali del patrimonio culturale e tra questi e le realtà del settore digitale (imprese innovative, start-up, esperti in ambito digitale), sostenendo il processo di trasformazione digitale in ogni contesto territoriale.
LE ALTRE NOTIZIE CULTURALI
“È giunto il tempo di ascoltare le tonalità minori”. Ecco come sarà la Biennale Arte di Venezia 2026 di Alberto Villa su Artribune.
“I tormenti spirituali dell’IA” di Francesca di Muro su Internazionale.
MUSICA
La milanese Gaia Banfi vive a Bologna e il suo ultimo album uscito ad aprile 2025, La Maccaia, “è interamente ambientato a Genova, città che viene trasformata da Banfi in un luogo di antichi ricordi e atmosfere malinconiche”. Maccaia è il termine ligure che indica il tempo umido e afoso, con cielo coperto e vento di scirocco, tipico del golfo di Genova. Gaia Banfi ha suonato il 15 maggio al Dumbo, all’interno della rassegna Gemini Festival.
La recensione dell’album è di Valerio d’Onofrio su OndaRock.
“Noi voraci musicofili amiamo la musica perché narra storie, perché ci connette con stati d’animo, ci fa riflettere e apre la nostra mente. E talvolta ci trasporta in luoghi e mondi lontani, nei quali possiamo rifugiarci e dai quali trarre beneficio. Uno dei lavori che abbiamo avuto il piacere di scoprire ultimamente celebra così tanto il concetto di luogo e lo esalta a tal punto da donargli il ruolo di filo conduttore dell’intero disco: si tratta di Hideaway, primo EP di Francie, giovanissima cantautrice indipendente senese che fa dell’introspezione e dell’elettronica mixata con chitarre e suoni classici il proprio punto di forza”. Intervista a Francie di Nadia Cornetti su The Beat.
“Presentato come il suo ultimo album, nonché sesto in discografia, The Afterparty conferma la peculiarità di Lykke Li nel panorama alt-pop. Meno dimesso del precedente EYEYEY, del 2022, questo probabile epitaffio della singer-songwriter svedese, registrato a Stoccolma con un’orchestra di diciassette elementi mai sovra-utilizzata, con gli archi in evidenza, e con un vasto team produttivo. Recensione di Elena Raugei su sentireascoltare.
“Ma cos’è ‘sta storia che il Vaticano fa musica bellissima?” di Mattia Barro su Rolling Stone.
INFO UTILI:
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Cult news è l’agenda culturale e musicale ideata da Flavia Montecchi e condotta con Anna Cesari, in diretta ogni venerdì dalle 10:30 alle 11:30 su Radio Città Fujiko.
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