«Riprendere il controllo delle frontiere». «Tutti gli aspetti del sistema dell’immigrazione, compresi i visti di lavoro, quelli di studio e i ricongiungimenti familiari, saranno rafforzati per poterli controllare meglio». «Per anni il nostro sistema ha incoraggiato le aziende ad accogliere lavoratori stranieri sottopagati, piuttosto che investire nei nostri giovani». «Il numero degli immigrati si ridurrà in modo significativo entro le elezioni legislative del 2029».
A pronunciare queste frasi non è stato Matteo Salvini, né un omologo esponente razzista europeo, ma il premier laburista brittanico Keir Starmer, che ieri ha presentato un suo piano anti-immigrazione.
Il piano di “xenofobia laburista” anti-immigrazione di Starmer
Il piano anti-immigrazione di Starmer non è nulla di inedito nel Vecchio Continente e non è nuovo nemmeno in forze politiche che in Europa si considerano di sinistra. Tuttavia ciò che colpisce è che il piano sembra essere una risposta all’avanzata dell’estrema destra in Gran Bretagna.
La ricetta laburista, quindi, attinge al medesimo orizzonte ideologico e prevede un raddoppio degli anni per ottenere la cittadinanza britannica, che passano da 5 a 10, esattamente l’opposto di ciò su cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in uno dei quesiti dei referendum dell’8 e 9 maggio.
La misura, però, non riguarderà tutti. Il premier britannico, infatti, ha spiegato che saranno esentati medici, infermieri, ingegneri e dirigenti nel settore dell’intelligenza artificiale, cioè la forza lavoro di cui la Gran Bretagna ha più bisogno. Il settore dell’assistenza agli anziani, che anche nel Regno Unito è fortemente contraddistinta da manodopera straniera, non potrà più reclutare personale all’estero.
Saranno inoltre aumentati gli standard di conoscenza della lingua inglese richiesti e verrà ridotto il periodo di permanenza degli studenti stranieri in Gran Bretagna dopo gli studi. Una stretta riguarderà anche il rilascio dei visti di lavoro.
«Oltre alla policy, ciò che lascia sgomenti è il linguaggio scelto per presentare il libro bianco sull’immigrazione – commenta ai nostri microfoni Andrea Pisauro, ricercatore all’Università di Plymouth e membro del coordinamento Manifesto di Londra – Starmer adesso ha questa narrativa in cui adotta gli slogan dei brexitiers, quindi parla di prendere il controllo delle frontiere. Ma è anche peggio, perché ha parlato dell’immigrazione come qualcosa di squallido e ha mutuato un’espressione dell’estrema destra tories degli anni ’70, che vede nell’immigrazione il rischio che trasformi la Gran Bretagna in un’isola di stranieri». In altre parole, il primo ministro britannico usa il tipico linguaggio dell’estrema destra anti-immigrazione.
Il piano di Starmer arriva in un momento politico preciso, connotato anche in Uk dall’avanzata dell’estrema destra. Lo stesso riferimento del premier alle elezioni legislative del 2029 suggerisce che la mossa abbia una natura politica per tentare di arginare le formazioni più reazionarie con misure che strizzano l’occhio a quell’elettorato. Lo scorso primo maggio, alle elezioni amministrative, Reform Uk, il partito di Nigel Farage, ha registrato un successo attestandosi al 30% e diventando il primo partito.
Se le posizioni progressiste di Starmer erano già discutibili prima che vincesse le elezioni e, in prima battuta, con il protagonismo di matrice bellicista che lo ha contraddistinto negli ultimi mesi, il piano anti-immigrazione rappresenta un ulteriore vulnus nelle politiche del Partito Laburista.
Qualcosa di simile a ciò che oggi propone Starmer in Gran Bretagna è stato vissuto in Italia nel 2017. In particolare, il decreto Minniti-Orlando, che porta il nome di due ministri di centrosinistra in quello che era il governo Gentiloni, conteneva misure restrittive per ciò che riguarda le garanzie dei richiedenti asilo nell’iter di ottenimento della protezione internazionale. Si intervenne poi anche sui centri di detenzione amministrativa, divenuti Cpr, e con una campagna di sospetto sulle ong che effettuavano ricerca e soccorso in mare. L’avanzata della destra, però, non fu fermata e cinque anni più tardi Giorgia Meloni divenne premier.
«Quelli di Starmer sono discorsi e misure che rinforzano nel dibattito pubblico gli argomenti di Farage, che ovviamente è molto più credibile interprete di questo populismo anti-immigrazione – osserva Pisauro – È come se Farage avesse vinto l’argomento».
ASCOLTA L’INTERVISTA A ANDREA PISAURO:






