Luigi Manconi, senatore del Pd e presidente della Commissione Diritti Umani, motiva il suo voto contrario al decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione. “Profonda lesione sul sistema dei diritti”. E sull’idea di minori libertà per garantire più sicurezza afferma: “È vero il contrario”.

Le voci fuori dal coro all’interno del Partito Democratico sono poche. Tra queste, però, ce n’è una autorevole: quella del presidente della Commissione Diritti Umani al Senato, Luigi Manconi. Il senatore Manconi, insieme al collega Walter Tocci e ad altri nove senatori dem, non ha votato la fiducia al governo sul decreto legge su immigrazione ed asilo che porta le firme del Guardasigilli Andrea Orlando e del ministro degli Interni Marco Minniti.

Secondo Manconi quella legge configura una profonda lesione al sistema dei diritti, in particolare per la parte che cancella un grado di giudizio per i possibili ricorsi dei richiedenti asilo.
In particolare, la conseguenza è che le garanzie presenti per tutti nel nostro ordinamento, da chi ruba un ovetto Kinder alle liti condominiali passando per la contestazione di una multa, vengono meno per i richiedenti asilo. “La conseguenza che si viene a creare – sottolinea Manconi – è una disparità di fronte alla legge su base etnica“.
Una questione che solleva dubbi di costituzionalità, insieme ad altri punti critici: sezioni riservate nei tribunali e detenzione amministrativa.

Il senatore commenta anche le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni dal ministro Orlando  che, difendendo la legge, ha sostenuto che “gestire il fenomeno migratorio in modo più razionale sia un modo per ridurre la marginalità”.
“Piano piano, con provvedimenti non appariscenti – osserva Manconi – viene avanti l’idea che per garantire la sicurezza collettiva occorra ridurre le libertà. Io sono convinto del contrario: se aumentano le libertà di tutti aumenta anche la sicurezza collettiva“.
Garantire la sicurezza, inoltre, non ha nulla a che vedere con la conservazione delle garanzie rigorose per i diritti individuali. Anzi, la loro riduzione rappresenta una contraddizione acuta.