Un carro armato oppure 828 ambulanze? Non è una semplice domanda, ma è anche il nome della mobilitazione programmata che si terrà da Piazza del Nettuno il 19 settembre alle 17:30. La protesta è promossa da diverse realtà politiche (Sinistra Unita per Bologna, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Pci, Europa Verde, Giovani Comuniste/i e Fgci) e centri sociali (Villa Paradiso, Multipopolare, Marx21, Coordinamento No Nato e Pratello R’Esiste).
Gli attivisti porteranno striscioni e bandiere contro il riarmo, metteranno musica e spazi dedicati ad interventi a microfono aperto, cosicché «ci siano momenti di riflessione insieme a quelli di protesta», racconta Michele Terra, esponente di Sinistra Unita per Bologna.

Il riarmo porta via risorse preziose a scuola, sanità e politiche sulla casa

«Il fatto che si pensi che saranno le armi a fermare la guerra e non gli interventi diplomatici è molto grave dal nostro punto di vista, perché a farne le spese sarà lo stato sociale italiano ed europeo – sostiene Terra. Il settore militare consumerà risorse che potrebbero essere investite alla sanità, alla scuola pubblica e alla politiche per la casa».
Sulle ragioni della manifestazione, Terra ha spiegato che «se da un lato il governo italiano, con la complicità dell’Unione Europea, sostiene militarmente il genocidio in Palestina per mano dell’esercito di Israele, dall’altro continuano a sostenere il conflitto ucraino con un piano di riarmo continentale».

Comprare armi Usa per degli sconti sui dazi? «Una marchetta per Trump»

Il nuovo piano per il riarmo dei paesi europei e per sostenere l’Ucraina metterebbe in ginocchio le economie che già arrancano per il protrarsi del conflitto: «Già gli italiani hanno sentito sulla loro pelle gli effetti economici della guerra in Ucraina, con il blocco dei contratti e l’aumento dell’inflazione, dovuti anche all’acquisto del gas americano, molto più costoso», avverte Terra.
«Marchetta non è esattamente un termine elegante, ma rappresenta bene la situazione – dice l’esponente di Sinistra Unita. È un tentativo di comprarsi il bene placito di Trump, facendo felice l’industria militare statunitense, europee ed Italiane, come la Leonardo».

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