I giornalisti Linda Maggiori e Mario Novara hanno presentato un esposto formale all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna per discriminazione, violazione del diritto di cronaca e impedimento dell’esercizio della professione. Il caso nasce dagli eventi dello scorso 12 giugno a Reggio Emilia, durante il convegno di Confindustria intitolato “Aeronautica, Difesa, Aerospace: perimetro e regole del gioco”, un appuntamento focalizzato sui delicati temi del riarmo e delle nuove direzioni produttive militari, in particolare della conversione bellica dell’industria civile.

Confindustria e l’allontanamento dei giornalisti Linda Maggiori e Mario Novara

Secondo quanto denunciato dai cronisti, la partecipazione all’incontro era stata regolarmente registrata e confermata via e-mail nei giorni precedenti, seguendo le modalità indicate sul web per l’evento. Tuttavia, una volta preso posto in sala, i due giornalisti sono stati avvicinati dal personale dell’ufficio stampa e, dopo la richiesta di chiarimenti circa la loro associazione a Confindustria, sono stati invitati ad abbandonare la stanza. La direzione dell’associazione industriale ha successivamente giustificato l’allontanamento definendo l’incontro come una riunione privata.
La tesi della natura privata dell’evento viene però contestata dai due reporter, che hanno segnalato il regolare accesso di altre testate giornalistiche, le quali il giorno successivo hanno pubblicato interviste esclusive con i vertici di Leonardo e di altre aziende del settore.

Maggiori è una giornalista molto attiva sul versante del business delle armi. Sia per Altreconomia che per L’Indipendente e altre testate ha firmato inchieste sul transito di armi dai porti di Ravenna, Cagliari, La Spezia e Marina di Carrara. Nei suoi lavori, oltre alla logistica della guerra, ha indagato anche gli interessi bellici o dual use nel settore della ricerca, in particolare nelle relazioni con Israele.
Nel testo di presentazione sul sito di Confindustria Reggio Emilia, l’evento del 12 giugno veniva presentato così: «Il nuovo scenario geopolitico apre possibilità strategiche nei settori dell’Aeronautica, Difesa e Spazio. L’incontro si propone di presentare le opportunità e il valore economico del settore, con l’obiettivo di orientare le imprese tra mercato, filiere e requisiti di accesso, anche attraverso testimonianze dirette di prime contractor. Un’occasione per condividere una strategia territoriale che accompagni le aziende associate nel cogliere nuove prospettive di sviluppo».

L’ultima inchiesta sul transito di armi nei porti: il caso di Marina di Carrara

Il porto di Marina di Carrara, storicamente legato al commercio di marmi e graniti, è al centro dell’ultima inchiesta giornalistica condotta da Maggiori per Altreconomia. Un’inchiesta che solleva pesanti interrogativi sulla trasparenza dei transiti doganali.
Da mesi, comitati cittadini e sindacati denunciano movimenti notturni di container e tir scortati. Nonostante le rassicurazioni iniziali delle autorità locali e della sindaca Serena Arrighi circa la natura esclusivamente “civile e industriale” dei carichi, i dati ottenuti tramite accesso civico generalizzato dipingono uno scenario differente, che si inserisce nel più ampio sistema logistico militare dell’area spezzina.

La Capitaneria di porto ha infatti fornito parzialmente i dati relativi al 2025, omettendo i dettagli strategici per ragioni di “sicurezza nazionale” e definendo lo scalo un’entità critica. Tuttavia, le cifre ufficiali rivelano il transito di oltre un milione e mezzo di chilogrammi di sostanze pericolose in 229 container, a soli duecento metri dalle abitazioni.
La quasi totalità del carico appartiene alla classe di rischio 1.1D, che include esplosivi ad alto potenziale come tritolo e plastico. La giustificazione ufficiale, secondo cui tali materiali servirebbero per le attività estrattive delle cave apuane, è stata smentita dalla stessa amministrazione comunale, che ha ricordato come per il taglio del marmo si utilizzino ormai quasi solo tecnologie meccaniche come il filo diamantato.

Secondo gli esperti del settore, la discrepanza nei dati suggerisce l’inclusione di materiale bellico nei registri civili. La vicinanza geografica con stabilimenti industriali legati alla difesa, la forte interconnessione logistica con la Sardegna e la recente movimentazione notturna di cisterne contenenti carburante per caccia militari (sigla F-34) allontanano l’immagine di un “porto di pace”.
Mentre la popolazione residente chiede invano trasparenza e un piano di emergenza esterno, l’Autorità portuale ha declinato ogni competenza sui controlli, lasciando aperto un delicato dibattito sulla sicurezza territoriale e il diritto all’informazione.

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