sabato, Ottobre 16, 2021
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Tangenti a L’Aquila, “Ce lo aspettavamo”

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Scoppia lo scandalo tangenti nella città colpita dal terremoto dell’aprile 2009. Sono 4 gli arrestati e, tra questi, spiccano 2 ex-assessori. Federico Bologna, del Comitato 3.32 dice: “Ce lo aspettavamo”.

Continua a fare discutere l’inchiesta sugli appalti per la ricostruzione nel post-terremoto a L’Aquila. In manette sono finiti, insieme ad altre due persone, Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale Pdl alla ‘salvaguardia dei beni artistici dell’Aquila’ e Vladimiro Placidi, ex assessore comunale nominato come tecnico nella giunta di centrosinistra, delegato alla ricostruzione dei beni culturali.Tra gli indagati, c’è anche l’attuale vice-sindaco della città abruzzese, Roberto Riga, che ha appena presentato le sue dimissioni.Gli indagati sono accusati a vario titolo di millantato credito, corruzione, falsità materiale ed ideologica e appropriazione indebita.

L’indagine, denominata “Do ut Des“, è partita dalle dichiarazioni di un imprenditore veneto, ed ha portato alla luce un sistema di corruzione per l’assegnazione degli appalti, con particolare riferimento ai lavori per la messa in sicurezza del centro storico della città.

Nell’immediato post-terremoto, l’affidamento dei lavori per la messa in sicurezza è stato dato senza procedere ad una gara d’appalto -ci dice Federico Bologna, del Comitato 3.32– Nell’affidamento diretto era ovvio che potesse esserci una gestione non corretta, anche perchè il Comune non ha immediatamente rendicontato”.

“Insomma, c’era una zona d’ombra e non si può di certo dire che il COmune sia una casa di vetro” spiega Bologna.

“Noi -continua- l’abbiamo sempre denunciato e siamo sicuri che a L’Aquila non finisce qui”.

Il COmitato 3.32 che si costituirà parte civile, come ha già fatto in altri processi, se si dovesse andare al rinvio a giudizio degli indagati, sta “cercando di portare avanti il discorso della trasparenza, ma ci troviamo di fronte ad un’amministrazione refrattaria.”

“Qui a L’Aquila -conclude Fedrico Bologna- sono transitati e transiteranno miliardi di euro, che sono di tutti gli italiani, e tutti devono sapere come vengono spesi questi soldi.”

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