Lasciano gli incarichi il pm Di Matteo e il procuratore aggiunto Teresi. La decisione in seguito alla sentenza della Consulta che ha accolto il ricorso del Quirinale e ripreso la procura siciliana sulla mancata distruzione delle telefonate tra il presidente della Repubblica e l’ex ministro Mancino.

Il presidente e il segretario della Giunta palermitana dell’Associazione Nazionale Magistrati, il pm Nino Di Matteo e il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, si sono dimessi dai propri incarichi.

Una decisione che vuole sottolienare la critica delle posizioni prese dall’Anm nazionale dopo la sentenza della Consulta che ha accolto il ricorso del Quirinale e ripreso la Procura di Palermo per la mancata distruzione delle telefonate intercettate tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.

“Non riesco più a sentirmi parte di un’associazione che, nei suoi organi rappresentativi a livello nazionale, si è andata sempre più caratterizzando per valutazioni e interventi che sembrano dettati da criteri di ‘opportunità’ politica’ e che talvolta finiscono per denotare un pericoloso collateralismo al potere a scapito della doverosa tutela di colleghi impegnati in attività giudiziarie particolarmente complesse e delicate” scrive Di Matteo.

Nella lettera scritta per giustificare le proprie dimissiono Di Matteo fa riferimento all’atteggiamento avuto dall’Anm nazionale a proposito delle polemiche sorte dall’indagine della procura sulla trattativa Stato-mafia rimproverando il sostanziale silenzio dopo “gli inauditi attacchi personali” ai titolari dell’inchiesta e alla sentenza della Consulta che ha deciso sul conflitto di attribuzioni proposto dal Colle.

Anche Teresi critica l’Anm anche Teresi con altre motivazioni: “Mi sono state rimproverate prese di posizione pubbliche. E siccome il mio incarico prevede anche i rapporti coi media voglio gestire questa funzione in libertà senza che si creino confusioni o sovrapposizioni di ruoli”.

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