Governo e Conferenza Stato-Regioni hanno autorizzato un piano per l’abbattimento dei lupi che hanno ripopolato l’Appennino e causano danni agli allevatori. Insorgono gli animalisti: “Esistono metodi incruenti”. Alcune petizioni contro la misura hanno superato le 160mila firme. Domani manifestazioni a Roma. L’intervista a Rinaldo Sidoli dei Verdi.

La Conferenza Stato-Regioni il 24 gennaio scorso ha approvato il “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia“, preparato dal Ministero dell’Ambiente, che sta sollevando molte polemiche. “È una truffa semantica – spiega ai nostri microfoni Rinaldo Sidoli, responsabile nazionale Tutela e Salute degli Animali per i Verdi – In realtà il piano prevede l’abbattimento dei lupi, in un contesto in cui già decine di lupi vengono brutalmente uccisi dal bracconaggio con il fucile, bocconi avvelenati o lacci di filo metallico”.
Secondo l’esponente dei Verdi, inoltre, il piano governativo viola la normativa europea, esponendo l’Italia a sanzioni.

Sidoli è promotore di una petizione su Change.org  che ha già raccolto più di 165mila firme e che chiede di ritirare il piano. Il giorno della verità potrebbe essere domani, quando al Ministero dovrebbe avvenire l’approvazione definitiva del piano da parte del ministro Gianluca Galletti e dei rappresentanti delle giunte regionali.
Qualche spiraglio, in queste ore, si sta aprendo grazie alle perplessità di alcune Regioni. La presidente del Friuli Debora Serracchiani e l’assessore veneto Giuseppe Pan hanno cominciato a esprimere dubbi e contrarietà. I Verdi della Campania annunciano che la loro Regione voterà no. Il presidente dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso si dice “perplesso” sull’abbattimento, il suo collega piemontese Sergio Chiamparino chiede un approfondimento, come pure l’assessore ligure all’Agricoltura, Stefano Mai. Alla Camera, i Cinquestelle chiedono che il governo ritiri la “norma ammazza lupo”.

Ad “accompagnare” la riunione al Ministero, proprio sotto la sede, ci sarà un presidio degli animalisti, mentre i Verdi terranno una conferenza stampa in cui chiederanno il ritiro del piano.
Il ministro Galletti, però, sembra intenzionato a tirare dritto e continua a difendere un piano di abbattimenti programmati. Nei giorni scorsi, Galletti aveva più volte sottolineato la necessità di tutelare gli allevatori che, con il ripopolamento dei lupi sugli Appennini e sulle Alpi italiane, vedono le proprie greggi vittime di attacchi da parte degli animali.

In realtà, sottolineano gli animalisti, esistono metodi meno cruenti per limitare i danni provocati dai lupi. Innanzitutto misure di contrasto al randagismo, che produce fenomeni di ibridazione tra lupi e cani particolarmente pericolosi per gli allevamenti.
“Inoltre occorre velocizzare e rendere effettivi i risarcimenti statagli agli allevatori“, sottolinea Sidoli.
Gli animalisti, invece, sono scettici sugli strumenti in uso in alcune regioni, che prevedono l’installazione di reti elettrificate per difendere le greggi. Altre misure ancora, invece, prevedono l’utilizzo di cani, in particolare pastori maremmani/abbruzzesi, che allontanano gli animali selvatici.

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