Oggi va in scena lo sciopero generale nazionale proclamato da Si Cobas. I lavoratori e le lavoratrici del sindacato incrociano le braccia in diverse città di Italia, con diverse iniziative che intrecciano le lotte con diverse realtà sociali. A Bologna, ad esempio, in piazza Nettuno si troveranno gli scioperanti insieme agli studenti che vogliono la didattica in presenza. A Napoli e Milano, invece, alla protesta aderiranno i riders.
La lista delle rivendicazioni è lunga ma, ai nostri microfoni, Simone Carpeggiani, referente dei Si Cobas di Bologna, sottolinea un punto, quello del salario indiretto: «Gli affitti, la sanità, la scuola: sono tutte esigenze che ogni lavoratore ha».

Si Cobas, la piattaforma dello sciopero

Con lo slogan “Facciamo pagare la crisi ai padroni“, i Si Cobas chiedono il rinnovo immediato dei contratti di lavoro scaduti, protocolli seri per la prevenzione dei contagi da Covid sui luoghi di lavoro, il salario garantito per disoccupati e precari, un servizio sanitario pubblico, unico, universale e gratuito con assunzioni di medici e infermieri, una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione da destinare ai salari e alla spesa sociale, l’abolizione dei decreti sicurezza e delle norme anti-sciopero, il blocco di affitti, mutui e utenze sulla prima casa per disoccupati e cassintegrati, un piano straordinario di edilizia scolastica e assanzione di personale per garantire la salute nelle scuse, il taglio delle spese militari e delle grandi opere e si oppongono anche ai licenziamenti, chiedendo al contrario una riduzione del dell’orario di lavoro a parità di salario.

Le richieste, dunque, non attengono solo a temi prettamente lavorativi. Ciò testimonia il “Patto d’Azione” stretto dal sindacato di base con diverse realtà sociali, che proprio oggi si paleseranno all’interno delle diverse manifestazioni.
«Stiamo costruendo un gruppo nella società che vuole costruire qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso da quello che ci ha dimostrato finora la classe politica, che è abbastanza vergognoso».

Il punto della sicurezza sui luoghi di lavoro è un nodo centrale. Nonostante i protocolli firmati nella primavera scorsa dal governo con i sindacati confederali, rispettare le norme anti-Covid all’interno dei magazzini, per Si Cobas, «è impossibile».
«Con l’aumento della domanda online – spiega Carpeggiani – i magazzini sono pieni e le aziende hanno preso più personale, quindi mantenere il distanziamento è impossibile, così come lavorare otto ore con le mascherine. A livello nazionale il rispetto completo delle norme di sicurezza nei magazzini non avveniva prima, figurarsi ora con una pandemia».

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE CARPEGGIANI:

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