Si intitola “La strage invisibile” il nuovo report della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.Psd) sulle vittime del 2025 appena terminato tra chi non ha una casa. Ed è proprio una strage silenziosa, poco presente sui media salvo alcuni periodi, quella che si registra ogni anno tra le persone senza dimora: più di un decesso al giorno e per i motivi più disparati che, sottolinea ai nostri microfoni Michele Ferraris di Fio.Psd, «non accadrebbero con una vita normale».
Sono 414 le persone senza dimora morte l’anno scorso, una ventina in meno rispetto a quelle del 2024 e una in meno rispetto al 2023. Una triste «continuità» che al momento le politiche pubbliche non sembrano in grado di interrompere.

Le persone senza dimora morte nel 2025, in tutte le stagioni

Le morti in strada interessano soprattutto uomini (91,5%) e persone di nazionalità straniera (56,5%) mostrando una significativa prevalenza di persone straniere provenienti da paesi extraeuropei (45%), in particolare dal Marocco (10%) e dalla Tunisia (3,5%).
L’età media dei decessi si attesta a 46,3 anni, maggiore per gli italiani e pari a 54,5, minore per gli stranieri pari a 42. Un dato questo cruciale, se pensiamo che l’età media di morte della popolazione italiana è di 81,9 anni, che rende tutta la drammaticità delle conseguenze della vita in strada.
«C’è un ulteriore 14% ancora più drammatico – spiega l’esponente di Fio.Psd – composto di persone di cui non si sa nulla, nome, età o origine».

Il Nord Italia rimane l’area più colpita, con oltre la metà dei decessi: 29% nel Nord-Ovest e 19,7% nel Nord-Est. Seguono il Centro, con il 26%, il Sud, con il 17% e le Isole con l’8,3%.
I luoghi in cui sono avvenuti i decessi sono un chiaro indicatore delle condizioni di vita di queste persone. In primo luogo le morti sono avvenute in spazi pubblici, visibili e facilmente accessibili: nel 34% dei casi i ritrovamenti sono infatti avvenuti in strada, parchi e aree pubbliche. In secondo luogo troviamo i decessi avvenuti in baracche e ripari di fortuna (23%), e per annegamento (15%). Infine troviamo tanti decessi anche in carcere (8%).

«Non si muore solo in inverno», sottolinea il report di Fio.Psd. Anzi, osserva Ferraris, «il numero dei decessi è equamente distribuito nelle diverse stagioni dell’anno». Un dato che serve a sfatare anche alcuni luoghi comuni, come quello che chi vive in strada sia più esposto sostanzialmente nel periodo invernale, quando le temperature esterne sono più basse. Semmai nei mesi invernali aumenta leggermente l’attenzione dei media, ragion per cui siamo portati a credere che il problema si aggravi.
In realtà si muore anche di caldo, ma si muore per tante ragioni il cui unico denominatore comune è l’assenza di casa.

La casa, quindi, non è solo un tetto dove ripararsi dalle intemperie, ma da essa dipendono anche altri fattori, come la rete di protezione e di relazioni, la cui assenza può sostanzialmente compromettere la vita stessa.
«Emerge un dato di grande solitudine – sintetizza Ferraris – e l’aumento della povertà assoluta registrato dall’Istat negli ultimi anni è direttamente proporzionale alla presenza di persone senza dimora. Per le esistenze più precarie basta un’automobile che si rompe e impedisca di andare al lavoro o la fine di una relazione per finire in strada».

Non solo i luoghi, ma anche le cause di morte rispecchiano le condizioni della vita in strada. Il 42% delle morti nel 2025 è avvenuto per malori improvvisi e malattie: la mancanza di prevenzione, di accesso alle cure e di ambienti adeguati dove trascorrere i periodi di recupero amplificano gli effetti «causati da un malore generico, una caduta, una malattia lieve o un incidente, così come del “freddo” o del “caldo”, rendendo fatali dei meri eventi naturali». Un altro 40 % è attribuibile a eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi.
«La gravità di queste circostanze è testimoniata dal fatto che i dati Istat sulle cause di morte indicano che la popolazione nazionale muore per cause esterne di traumatismi o incidenti solo nel 4% dei casi».

L’insufficienza delle risposte istituzionali

Durante i mesi invernali a Bologna, come in molte altre città, vengono attivati i cosiddetti piani freddo che prevedono l’aumento dei posti letto per l’accoglienza notturna, il prolungamento degli orari di apertura dei servizi diurni e l’intensificazione del lavoro delle unità mobili di strada.
Dal report però emerge chiaramente che nonostante si tratti di «interventi fondamentali, in grado di salvare vite umane», non sempre risultano sufficienti o adeguati a rispondere ai bisogni di tutte le persone coinvolte. «Per questo motivo – si legge – appare necessario ampliare e rendere strutturale l’offerta di soluzioni e interventi lungo tutto l’arco dell’anno, tenendo conto dei rischi che si presentano in ogni stagione: dalle ondate di calore estive alle problematiche sanitarie spesso trascurate, dalla mancanza di cure tempestive agli incidenti e ai suicidi legati a condizioni di grave isolamento e abbandono sociale».

In particolare, sottolinea Ferraris «è necessario un sistema di intervento più capillare, accessibile e diffuso. Continua a mancare in Italia, nonostante i vari annunci fatti negli anni, un piano casa».
E anche laddove sussistono progetti di housing first e nonostante l’aumento dei progetti grazie anche ai fondi del Pnrr, le risposte sono poche e spesso le organizzazioni che si occupano del tema faticano a reperire gli alloggi.

A monte di tutto, è ancora difficile capire quante effettivamente siano le persone senza dimora in Italia. I censimenti e le stime effettuate sono molto variabili e spesso fenomeni nuovi o cambiamenti legislativi, come quelli degli ultimi anni in ambito migratorio, creano variabili ulteriori nella precisione dei conteggi.
È per questa ragione che a fine mese si terrà la Rilevazione delle Persone Senza Dimora nelle 14 Città metropolitane italiane, il cui scopo è raccogliere dati utili alla programmazione di politiche pubbliche più mirate ed efficaci. La Rilevazione è un progetto del Censimento Istat, ed è coordinata proprio da Fio.Psd.
Sono già 4500 i volontari che parteciperanno alle due distinte fasi: la prima, il 26 gennaio, consterà di una conta visiva, mentre la seconda prevede interviste campionarie il 28 e 29 gennaio.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE FERRARIS: