Giovedì prossimo, 15 gennaio, l’ufficiale giudiziario tornerà per la quarta volta in via Niccolò dall’Arca per sfrattare Helena, donna sola di 50 anni, lavoratrice delle pulizie in appalto negli edifici comunali.
Ad attendere lo sfratto, però, Helena non sarà da sola. A stringersi intorno alla donna, infatti, ci saranno attiviste e attivisti di Adl Cobas, Labàs e Laboratorio di Salute Popolare, che la assistono e finora hanno tentato invano una mediazione per impedire che finisca in mezzo a una strada con le basse temperature di questi giorni.

La storia di Helena, sotto sfratto anche se malata: l’appello di Adl Cobas e Làbas

Cittadina italiana e abitante nel territorio bolognese da 16 anni, Helena si vede sotto sfratto a causa di una morosità incolpevole. Aiutata dagli avvocati di Adl Cobas, ha presentato un piano di rientro del debito che però la proprietà non vuole accettare. La richiesta della donna è quella di arrivare alla fine del contratto di locazione, previsto per aprile.
Una richiesta di tempo anche perché le condizioni di salute di Helena sono precarie: è cardiopatica e ha cominciato a soffrire di disturbi cardiologici in concomitanza con il primo avviso di sfratto.

La stessa procedura di sfratto, racconta Cecilia del Laboratorio di Salute Popolare, ha costretto Helena a dover rimandare alcune visite perché coincidevano con le date degli sfratti. Il continuo rinvio ha causato una condizione di allerta psicologica che non ha fatto altro che peggiorare i sintomi di una malattia già grave.
«La casa è un fattore fondamentale di determinazione della salute – ha sottolineato l’attivista – Il privare una persona della casa è un fattore che contribuisce ed è destinato a deteriorare la condizione patologica di chiunque e nello specifico di una persona che già è affetta da una malattia grave».

Le organizzazioni che assistono la donna hanno raccontato alla stampa la vicenda in una conferenza organizzata sotto Palazzo D’Accursio. La scelta non è casuale, poiché hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché si possa trovare un accordo prima del 15 gennaio.
«Una soluzione in dormitorio o in hotel non sarebbe degna – sottolinea Tiziano Ghidelli di Adl Conas – Chiediamo che venga rispettato il motto “mai più sfratti violenti” dopo quanto accaduto in via Michelino».

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