È uno spauracchio che aleggia a livello globale da tempo e, in alcuni contesti, è già realtà: l’automazione può sostituire i lavoratori, che però non vivrebbero “liberi dal lavoro”, come dice uno slogan anti-lavorista. La prospettiva più concreta è che gli operai sostituiti dai robot perdano semplicemente il posto di lavoro, con un vantaggio economico per le aziende e una ricaduta sociale pesante.
Ora quello spauracchio si è manifestato anche in territorio bolognese, con il caso della Bonfiglioli Riduttori che ha pronto un piano di automazione del magazzino di Calderara di Reno che potrebbe costare il posto a 60 lavoratori.
L’automazione alla Bonfiglioli Riduttori che può costare il posto a 60 operai
Secondo quanto comunicato dall’azienda nel corso di un incontro in Regione Emilia-Romagna, il progetto di investimento prevederebbe la piena automazione delle attività logistiche e l’internalizzazione completa del servizio, con pesanti ricadute occupazionali per i lavoratori attualmente impiegati nell’appalto gestito da Bcube e nel subappalto affidato a Client Solution F.M.
Le organizzazioni sindacali parlano di oltre 60 potenziali esuberi, un numero che rappresenta di fatto la totalità del personale coinvolto nelle attività di magazzino esternalizzate. Una prospettiva che ha immediatamente innescato una mobilitazione.
Venerdì scorso, 13 febbraio, davanti ai cancelli della Bonfiglioli si è svolto uno sciopero di due ore dove hanno partecipato tanto i lavoratori in appalto quanto i dipendenti diretti della società.
«Quei lavoratori e quelle lavoratrici hanno capito che non si tratta solo di un tema di solidarietà – osserva ai nostri microfoni Pasquale Di Domenico, segretario organizzativo della Fiom-Cgil di Bologna – ma si tratta anche di non accettare che le decisioni strategiche delle imprese vengano prese sulla loro testa senza che possano avere voce in capitolo sugli impatti».
Alla base della protesta c’era soprattutto il metodo con cui la decisione è stata comunicata. Secondo le rsu, l’azienda ha annunciato il progetto senza un confronto preventivo con le rappresentanze sindacali interne e senza illustrare in modo dettagliato tempi, modalità e impatti organizzativi dell’investimento.
«Il fatto che la nostra azienda pensi che un investimento in automazione debba portare in automatico a delle uscite è un precedente pericoloso e gravissimo per tutti – ha dichiarato Giamplacido Ottaviano, rsu Fiom in Bonfiglioli – Mobilitarci insieme ai colleghi in appalto non è solo un atto di solidarietà, ma una scelta fondamentale per il nostro futuro».
Il timore dei sindacati è che l’automazione del magazzino possa rappresentare un cambio strutturale nell’organizzazione del lavoro, con una riduzione permanente dei posti e un ridimensionamento delle professionalità oggi presenti nel sito.
Intanto ieri, dopo lo sciopero e le assemblee del 13 febbraio, si è tenuto un incontro convocato con urgenza presso la sede di Confindustria Bologna, alla presenza di Bonfiglioli e di Bcube. In quella sede l’azienda ha illustrato nel dettaglio il progetto di automazione, confermando che esso è collegato alla completa internalizzazione delle attività di magazzino e che comporterà impatti occupazionali sul personale complessivamente impiegato nel sito.
Una conferma che, se da un lato chiarisce l’indirizzo strategico dell’impresa, dall’altro rafforza la preoccupazione delle organizzazioni sindacali.
La Fiom, fin da subito, ha sostenuto che le scelte organizzative e le strategie di investimento non possono determinare crisi occupazionali. Secondo il sindacato, è necessario e urgente aprire un percorso di confronto e contrattazione che garantisca continuità occupazionale e rispetto della dignità professionale dei lavoratori coinvolti, sia in appalto sia direttamente dipendenti.
Un ulteriore incontro è già stato fissato per lunedì 2 marzo. Sarà un passaggio cruciale per verificare la disponibilità di Bonfiglioli e Bcube a individuare soluzioni condivise che, come chiedono i rappresentanti dei lavoratori, «non lascino indietro nessuno».
La vicenda riporta al centro una questione più ampia: il rapporto tra innovazione tecnologica e tutela dell’occupazione. L’automazione dei processi logistici è una tendenza diffusa nel settore manifatturiero e rappresenta spesso un fattore di competitività. Tuttavia, quando gli investimenti sono sostenuti anche da incentivi pubblici o da misure previste in legge di bilancio, il tema della responsabilità sociale delle imprese diventa ancora più stringente.
Per i sindacati, l’innovazione non può tradursi in una semplice riduzione dei costi del lavoro. La sfida, sostengono, dovrebbe essere quella di governare la transizione, riqualificando il personale e salvaguardando i livelli occupazionali.
ASCOLTA L’INTERVISTA A PASQUALE DI DOMENICO:







