Il 22 e il 23 marzo si terrà il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia e, come in tutte le ultime tornate elettorali, si ripresenta il problema del voto fuorisede. In Italia, infatti, non esiste una normativa che regolamenti una volta per tutte il voto fuori dal Comune di residenza, rendendo complicato l’esercizio del diritto di voto per moltissimi cittadini.
Il nodo irrisolto del voto dei fuorisede per il referendum costituzionale
Si stima che il numero di fuorisede – persone che hanno il domicilio in un Comune diverso da quello di residenza, tenendo conto sia di studenti che di lavoratori – in Italia si aggiri intorno ai 5 milioni di persone, pari a circa il 31% dell’elettorato.
Il problema è che per molte di queste persone tornare al comune di residenza per votare comporta costi ingenti, ma al contempo spostare la residenza è una procedura complessa, con costi che spesso vengono ritenuti più alti dei benefici. Di fronte a questo quadro, si capisce perché questo tema sia da tempo al centro del dibattito.
Negli ultimi anni sono stati fatti degli esperimenti di voto fuorisede, in occasione delle elezioni europee del 2024 e del referendum abrogativo sulla cittadinanza e sul lavoro dello scorso giugno. In quest’ultimo caso, in particolare, era stato emanato un decreto legge che prevedeva la possibilità, dopo aver fatto domanda al Ministero dell’Interno, di votare nel Comune di domicilio temporaneo a tutti coloro che erano impossibilitati a tornare a casa, e che abitavano nel Comune in questione da almeno tre mesi per motivi di studio, lavoro o per cure mediche.
Questo esperimento, tuttavia, non ha avuto seguito, e il problema si ripropone per il referendum indetto per marzo, mettendo in luce, ancora una volta, la necessità di pensare ad una normativa organica sul tema.
A Bologna questo problema è particolarmente sentito, dato che il suo ateneo ospita più di 40.000 studenti fuorisede, senza contare i lavoratori e ricercatori dell’Università che non hanno la residenza a Bologna.
Lo ha messo in evidenza in un comunicato il sindacato studentesco Sig-Sisp-Studenti Indipendenti del Dipartimento di Scienze Giuridiche.
L’associazione aveva presentato una mozione in Consiglio degli Studenti, che è stata approvata all’unanimità, in cui chiede all’Ateneo di prendere posizione nei confronti del governo, al fine di tutelare il diritto di voto di una parte così consistente dei propri studenti, ricercatori, e lavoratori.
«Questa è una questione che una volta per tutte va risolta – afferma ai nostri microfoni Arianna Castronovo, senatrice accademica per Studenti Indipendenti – soprattutto in un appuntamento così importante in cui si tocca la nostra Carta costituente. Lo abbiamo detto nelle piazze, e l’abbiamo ribadito nella nostra mozione che è stata approvata all’unanimità, e questo è indice della grande attenzione del corpo studentesco su questo tema».
Il sindacato studentesco mette in luce la responsabilità in merito dell’Università di Bologna, e più in generale dei grandi atenei del nord, e la necessità da parte loro di esprimersi «per dire che sono dalla parte dei loro studenti e dei loro lavoratori. Questo chiediamo al Rettore».
ASCOLTA L’INTERVISTA AD ARIANNA CASTRONOVO:







