Nuovo caso di suicidio nel carcere bolognese della Dozza. Un detenuto di origine maghrebina è stato trovato morto nella sua cella dagli agenti penitenziari dopo avere inalato il gas della bombola utilizzata per cucinare.

È il 61° suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno, ed  il terzo suicidio in tre settimane in Emilia Romagna. Il 18 novembre era già accaduto nel carcere della Dozza che un detenuto di origine colombiana si fosse impiccato e pochi giorni prima si era verificato un caso di suicidio anche nell’opg di Reggio Emilia.
Il carcere della Dozza, tristemente esemplare rispetto alla media dei carceri italiani, fu progettato per una capienza massima di 502 persone, ma oggi ospita 1500 detenuti con un ingente sotto dimensionamento del personale penitenziario.

Per l’ultimo suicidio è scoppiata la polemica sulla sicurezza. Al centro della discussione la possibilità dei detenuti di poter portare in cella la bombola di gas.
“Quelle bombole servono per cucinare il vitto aggiuntivo che i detenuti si comprano – spiega Valerio Guizzardi, portavoce regionale dell’associazione Papillon – e ormai anche per scaldarsi l’acqua per la doccia”. Effetti del sovraffollamento carcerario che rendono quindi difficile togliere ai detenuti le bombole.

Guizzardi ribadisce che l’unica misura efficace per fermare i suicidi e le morti nelle carceri italiane è l’amnistia, mentre boccia senza appello la proposta di braccialetto elettronico proposta dal neo-ministro della Giustizia Paola Severino. “Quel sistema si è dimostrato fallimentare anche dove è stato inventanto, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e ora si pensa di introdurlo da noi”.

Marco Selva

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